Verso la trasparenza delle retribuzioni nelle aziende: un passo avanti dell’UE per la parità di genere

Il Parlamento europeo ha approvato la proposta di direttiva sulla trasparenza delle retribuzioni che contribuirà a combattere l’attuale discriminazione retributiva sul lavoro e a colmare il divario retributivo di genere. La proposta dell’europarlamento è inedita e prevede che le aziende sopra i 50 dipendenti siano obbligate a pubblicare i dati sulle retribuzioni suddivisi per genere. In caso di divario superiore al 2,5% dovrebbe scattare una verifica con i sindacati. Con questa mossa il Parlamento europeo fa un grande passo per far emergere le differenze salariali tra uomini e donne – che si attestano attorno al 14% nel 2019 nell’Unione europea – nel settore privato.

 

Quali sono le nuove disposizioni?

Come dicevamo, l’europarlamento ha recentemente approvato il mandato negoziale per avviare i colloqui con i governi dei Paesi membri sulla trasparenza delle retribuzioni. Il nucleo della proposta stabilisce che le aziende europee con almeno 50 dipendenti “dovrebbero essere obbligate a pubblicare i dati sulla retribuzione per genere e affrontare qualsiasi divario retributivo esistente”, spiega Strasburgo. Una previsione che, secondo gli eurodeputati, comporta l’abolizione del “segreto salariare nelle clausole contrattuali”. In questo modo, spiega la Repubblica,  le aziende europee coinvolte “eviteranno le condizioni contrattuali che impediscono ai lavoratori di divulgare informazioni sulla loro retribuzione, e invece divulgare ogni divario retributivo di genere esistente al loro interno.

“Gli strumenti per la valutazione e il confronto dei livelli retributivi e i sistemi di classificazione professionale devono basarsi su criteri neutrali sotto il profilo del genere”, dicono i deputati. Una volta fatta chiarezza sullo stato di fatto all’interno delle aziende, dovrebbero scattare contromisure. “Se le informazioni sulle retribuzioni rivelano un divario retributivo pari o superiore il 2,5%, i datori di lavoro, in cooperazione con i rappresentanti dei lavoratori, dovrebbero condurre una valutazione delle retribuzioni ed elaborare un piano d’azione per garantire la parità“.

 

Il gap salariale nel settore privato in Italia è al 16,5%, nel pubblico al 4,1%.

L’impatto della trasparenza sulle retribuzioni

Questa direttiva rappresenta un progresso importante verso l’uguaglianza di genere e fa luce sul problema della disparità di retribuzione. Avere la consapevolezza dell’esistenza di questo divario è sicuramente il primo passo. Sulla stessa linea uno studio condotto dall’Harvard Business Review, il primo studio empirico sull’impatto della trasparenza salariale obbligatoria. I risultati di tale indagine suggeriscono che la comunicazione delle disparità retributive di genere agisce riducendo di fatto il divario stesso.

Tuttavia, ricordiamo che un minore divario retributivo di genere non corrisponde necessariamente a una maggiore uguaglianza. In alcuni stati membri, divari retributivi più bassi, come quello italiano (il gap salariale misurato sui salari lordi dei lavoratori full time e dipendenti nel settore privato è al 16,5%, nel pubblico al 4,1%), tendono ad essere collegati anche a una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Per questo la strategia dell’Ue per la parità di genere 2020-2025 afferma anche che per eliminare il gender pay gap è necessario risolvere e agire su tutte le sue cause profonde: la minor partecipazione femminile al lavoro, il lavoro di cura non retribuito, il maggior ricorso al part time e le più frequenti interruzioni di carriera per svolgere compiti di assistenza e cura, nonché la segregazione verticale e orizzontale del lavoro femminile, che affonda le sue origini negli stereotipi di genere.

 

Valore D si impegna da più di 10 anni per la parità di genere e per una cultura equa e inclusiva nelle organizzazioni e nel nostro Paese, per questo promuove la campagna per la parità salariale #nopaygap. Impegniamoci insieme per raggiungere questo obiettivo!

 

Vuoi saperne di più?

Scopri la campagna #nopaygap

 

Articoli correlati