Le università senza docenti donne: le ragioni dell’assenza

Team Comunicazione
19-10-2018

Donne e carriera accademica, donne senza potere in università, università senza donne: dallo scandalo Strumia, se ne parla molto. Eppure, se si fa un giro negli atenei più importanti del Paese, ma anche quelli meno importanti, di studentesse, dottorande e ricercatrici se ne vedono tante, talvolta più degli uomini, spesso più brave. La presenza femminile è al 60% fra i neolaureati, crolla al 22% tra i docenti ordinari. Su 82 rettori, attualmente le donne sono 5 in tutta Italia (a Cagliari, L'Aquila, Basilicata, Orientale di Napoli e Bicocca di Milano). Dal 2008 al 2017 il numero di professoresse è aumentato del 2-4% in tutte le aree disciplinari, ha riportato il Rapporto Anvur, con una più accentuata prevalenza maschile a Fisica, Ingegneria industriale e dell'informazione, come avevamo raccontato qui.

Sembra quasi, ma non ci stupisce, che qualcosa impedisca alle ragazze di progredire nella scalata professionale, che si fermino, che non riescano a raggiungere i piani alti delle accademie. Secondo Michela Marzano di La Repubblica, la ragione è da ricercarsi in una duplice causa: da un lato, la difficoltà di conciliare la vita familiare con la vita professionale, e dall'altro la scarsa fiducia in loro stesse. “Non basta essere preparate per ottenere una cattedra. Non basta studiare perché le proprie competenze siano riconosciute. Bisogna anche "insistere", come ha sottolineato la professoressa Annalisa Pastore, la prima donna ordinario nella classe di Scienze della Normale dopo 208 anni. Ma per "insistere" si deve averne la forza. E per avere la forza è necessario non solo essere accompagnate, quando si ha una famiglia, da un marito o un compagno che condividano quotidianamente il peso della casa e la responsabilità dei figli, ma anche credere in se stesse e avere quel minimo di fiducia in sé che è la conditio sine qua non di ogni riuscita”. E continua: “Ma questo vuol dire che è tutta l'educazione che, forse, dovrebbe essere rivista. Insegnando ai più giovani che caratteristiche come l'autorevolezza, il rigore, la pazienza o la forza non hanno genere, e che non è vero che un maschio riesce meglio in un ambito rispetto a una femmina o viceversa”.

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