#ValoreD4STEM, tutti i dati della più esaustiva indagine in Italia sulle donne STEM

In Italia solo il 18,9% delle laureate ha scelto discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e, nonostante le ragazze si laureino in corso e in media con voti più alti dei colleghi, una volta entrate nel mondo del lavoro non ottengono gli stessi risultati, in termini di occupazione e di retribuzione. Le discipline STEM sviluppano competenze molto richieste dal mercato del lavoro: si stima che nei prossimi 10 anni le occupazioni in questo campo cresceranno due volte più velocemente rispetto alle altre occupazioni e garantiranno maggiori possibilità di carriera e di guadagno. Eppure è un settore caratterizzato da un forte gender gap.

 

Da queste considerazioni è partita #ValoreD4STEM, l’indagine più esaustiva disponibile in Italia sulle donne STEM nelle organizzazioni, promossa da Valore D e realizzata grazie al prezioso supporto di 61 aziende del network. Il questionario ha coinvolto un campione di quasi 7500 donne, fornendo una raccolta dati rappresentativa del territorio nazionale e restituendo una fotografia chiara delle donne STEM che lavorano nelle organizzazioni. L’indagine, disponibile da oggi, rende evidente l’urgenza di colmare il gender gap che ancora caratterizza questo settore, in cui si apriranno maggiori e migliori opportunità lavorative. Chi sono le lavoratrici STEM in Italia? Quali sono le motivazioni e le aspettative delle donne che intraprendono studi e carriere STEM? Cosa devono fare le aziende per attrarre, sviluppare e trattenere nel tempo i profili STEM? 

 

Le donne STEM: molto preparate, ma impiegate e senza figli 

La ricerca ha preso in considerazione esclusivamente le lavoratrici con un titolo di studio appartenente all’area STEM oppure le donne con un ruolo lavorativo in ambito STEM. Un primo dato interessante è che la quasi totalità delle rispondenti (88,2%) è laureata (prevalentemente in ingegneria). Solo il 38% però ricopre una posizione manageriale: la maggior parte riveste un ruolo impiegatizio (57,8%) e non gestisce né un team né un budget (59,6%). Inoltre, il 66% è impegnata in una relazione ma oltre la metà non ha figli.

Oltre il 70% delle donne con un titolo di studio STEM ha maturato interesse per queste discipline durante la scuola media e soprattutto alle scuole superiori: il 61,9%, infatti, aveva una predilezione per queste materie già sui banchi di scuola e il 44,7% aveva un rendimento scolastico molto alto; molte poi hanno incontrato sulla loro strada un/una docente che le ha fatte appassionare alle STEM (20%).

 

 

Ben oltre i tre quarti delle intervistate ricopre oggi un ruolo STEM e di queste l’84% ha iniziato sin da subito un percorso lavorativo in questo ambito. Circa un 20% delle rispondenti attualmente non ricopre un ruolo STEM anche se il background formativo o professionale è nel settore STEM. Si tratta di donne con un’età mediamente più elevata, più frequentemente nel ruolo di quadro. Come mai queste donne non lavorano più in ambito STEM? Il desiderio di fare esperienze diverse ampliando le conoscenze (35,9%), un percorso di carriera in un altro dipartimento dell’azienda (35%) o un percorso di crescita manageriale (27,8%) sono le prime tre motivazioni per cui oggi non sono in un ruolo STEM.  

 

Come trattenere i profili STEM: skilling, reskilling e work-life balance le principali necessità

Oltre la metà delle donne che attualmente non ricopre un ruolo STEM vorrebbe però tornare a lavorare in questo ambito. Stiamo parlando di un bacino molto ampio il cui talento, formazione e passione non viene utilizzato. Cosa possono fare le aziende per assecondare il desiderio di ritorno al ruolo STEM? Formazione di aggiornamento, condizioni di lavoro ideali per gestire il work-life balance e un ambiente più inclusivo sono i principali bisogni indicati per riprendere la carriera STEM interrotta. 

Ma c’è anche un 10% circa delle intervistate che non ha avuto un’istruzione STEM ma ricopre o ha ricoperto un ruolo lavorativo in questo ambito. Sono le outsider, donne soddisfatte del percorso lavorativo intrapreso e che farebbero scelte professionali diverse solo nel 32% dei casi.

“In un mondo in cui le soluzioni scientifiche e tecnologiche stanno plasmando il futuro del lavoro e delle nostre vite non possiamo permettere che le donne restino indietro. Abbiamo bisogno del loro contributo nelle STEM per promuovere la diversità e sostenere innovazione e progresso sociale ed economico. L’indagine che abbiamo realizzato dà voce per la prima volta in Italia ad un ampio bacino di donne lavoratrici STEM e evidenzia sfide e opportunità dei loro percorsi professionali, riconfermando l’urgenza di colmare il gender gap che ancora caratterizza questo ambito. Pubblico e privato devono impegnarsi fortemente per non rischiare che le donne si trovino ai margini del futuro del lavoro, ma piuttosto vengano valorizzate per poter essere protagoniste nei settori in cui si apriranno maggiori e migliori opportunità lavorative.”

commenta Barbara Falcomer, Direttrice generale di Valore D.

 

Professioni STEM: come valorizzare il talento femminile: rivedi il Talk!

 

 

Per supportare il lancio dell’indagine e approfondire il tema della presenza femminile nelle STEM, abbiamo realizzato il Valore D Talk “Professioni STEM: come valorizzare il talento femminile”. Il giornalista Alessio Jacona dialoga con Giuseppe Amoroso, Head of Digital Strategy and Governance di Enel, Francesca Teresa Saracino, Responsabile Career Service del Politecnico di Milano e Cristiana Scelza, CEO di Prysmian Russia. Rivedi i Talk su YouTube!

 

Per approfondire i dati dell’indagine puoi leggere il comunicato stampa e scaricare l’indagine #ValoreD4STEM

 

 

 

 

#ValoreD4STEM

#ValoreD4STEM di Valore D è il primo progetto di indagine in Italia il cui obiettivo è di investigare sul tema delle STEM all’interno del mondo organizzativo aziendale. L’indagine ha visto coinvolte aziende del network di Valore D e appartenenti a diversi settori economici, contando sulle risposte di quasi 7.500 donne.

Le discipline STEM (acronimo inglese per Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) sviluppano competenze molto richieste dal mercato del lavoro, ma sono caratterizzate da un forte gender gap: solo il 18,9% delle laureate ha scelto discipline STEM (Almalaurea 2021, rielaborazione di Valore D sui dati 2020); nonostante ottengano risultati accademici migliori, presentano tassi di occupazione e di retribuzione più bassi rispetto agli uomini.

In un mondo in cui le soluzioni scientifiche e tecnologiche stanno plasmando il futuro del lavoro e delle nostre vite non possiamo permettere che le donne restino indietro.  Abbiamo bisogno del contributo delle ragazze e delle donne nelle STEM per sostenere innovazione e progresso sociale ed economico del paese. É importante impegnarsi fortemente – privato e pubblico – per non rischiare che le donne si trovino ai margini del futuro del lavoro, ma possano anzi essere protagoniste nei settori in cui si apriranno maggiori e migliori opportunità lavorative.

Per questo abbiamo ritenuto importante metterci in ascolto delle donne che hanno scelto le materie STEM come percorso di studi e/o che lavorano in questo ambito nelle aziende associate, per conoscerle meglio, per capire sfide, aspettative, ostacoli e opportunità che contraddistinguono i loro percorsi.

All’origine del gender gap nelle STEM? Il confidence gap

Entro il 2024 le imprese avranno bisogno di circa 1,5 milioni di occupati in possesso di competenze digitali per cogliere le opportunità offerte dalla rivoluzione tecnologica, nella Data Science e Intelligenza Artificiale in primis. Quasi 1 azienda su 4 non trova i profili professionali STEM di cui ha bisogno, secondo Deloitte. Ma le donne ancora scarseggiano in questi settori, rischiando di rimanere ai margini del futuro del lavoro: anche il Recovery Plan prevede di investire più fondi per colmare questo gap. Come possiamo riequilibrare la partecipazione femminile nelle STEM? Quali difficoltà incontrano le donne nel perseguire queste carriere?

Innanzitutto inquadriamo il gender gap nelle STEM partendo dai recenti dati dello studio realizzato dall’Osservatorio Talents Venture insieme al progetto STEAMiamoci di Assolombarda.

 

I dati del gender gap…

La percentuale di donne che frequenta corsi STEM in Italia è pari a circa il 37%, uno squilibrio evidente ma che nulla ha a che vedere con le capacità o le propensioni di maschi e femmine. Le ragazze iscritte a corsi STEM presentano infatti risultati accademici più elevati ma tassi di occupazione e retribuzione più bassi rispetto agli uomini. Prendendo come campione di riferimento quello dei corsi di Laurea Magistrali del gruppo di Ingegneria, il voto di laurea è di poco più elevato per le ragazze (107,3) rispetto ai ragazzi (106,4), e il 50% delle donne completa gli studi in corso, contro meno del 48% degli uomini, un trend costante negli ultimi cinque anni.

 

…che portano al pay gap

Come dicevamo, ad un anno dalla laurea, il tasso di occupazione degli uomini laureati nei corsi STEM (91,8%) è più elevato di quello delle donne (89,3%), ma il divario si osserva anche a livello salariale. I laureati STEM uomini dichiarano di percepire in media una retribuzione mensile netta di circa € 1.510 contro i € 1.428 delle loro controparti femminili. Tutto questo si traduce in un gender pay gap, la differenza di reddito in base al genere, che resiste anche nel mondo della ricerca. E le donne faticano anche ad emergere in ruoli di leadership: con piccole oscillazioni, le posizioni apicali occupate da studiose si attestano al 20%.

A questo punto vale la pena fare una considerazione: le statistiche relative al tasso di occupazione che quelle inerenti alla retribuzione risultano ancora più sfavorevoli per le ragazze poiché le donne, all’interno degli stessi corsi STEM, prediligono quelli che di per sé fanno registrare dei tassi di occupazione e retribuzioni più basse rispetto, ad esempio, ad Ingegneria. Le donne tendono ancora a costruirsi così, pur eccellendo, un bagaglio di competenze ed esperienze che danno il via a percorsi di carriera solitamente meno remunerativi, o che comunque danno una minore spinta verso i posti di comando.

 

L’origine? Il confidence gap

Cosa c’è all’origine dello scollamento tra il successo scolastico delle ragazze e la loro mancanza di posizioni di leadership sul posto di lavoro?

Secondo i dati diffusi da Save The Children, tra gli studenti con alto rendimento nelle materie scientifiche, solo 1 ragazza su 8 si aspetta di lavorare come ingegnere o in professioni scientifiche, a fronte di 1 su 4 tra i maschi. E da adulte le donne sono meno sicure delle loro capacità tecniche nonostante abbiano conseguito una laurea scientifica  e inseguono lavori meno competitivi e meno pagati rispetto agli uomini che hanno conseguito di recente gli stessi titoli. La fase iniziale della carriera è un momento particolarmente potente per le convinzioni personali di genere che vengono alla ribalta, ossia la propria autoefficacia, un concetto psicologico definito come un giudizio sulla propria capacità di eseguire un corso di azioni necessario per raggiungere un obiettivo.

Un ruolo importante nel divario di genere lo gioca l’autostima che le donne costruiscono negli anni di scuola. Oggi la scuola è spesso una fabbrica di fiducia e autostima per i figli maschi ma una fucina di “competenze” per le figlie femmine: insegniamo invece alle ragazze le abilità necessarie per avere successo al di fuori della classe, tra cui la resistenza, la fiducia in se stesse e il networking.

 

Donne STEM gender gap
All’origine del pay gap nelle STEM c’è un confidence gap che trattiene le donne dall’inseguire le migliori posizioni lavorative.

Come agire?

Colmare il divario fra uomini e donne nelle professioni tecnico-scientifiche “contribuirebbe a una crescita del PIL europeo pro-capite del 2,2-3% nei prossimi 30 anni” scrive la Presidente di Valore D Paola Mascaro sull’ultimo numero di Harvard Business Review. “Per riuscire a colmare il gap di genere nell’ambito delle professioni STEM, le aziende e le istituzioni devono mettere in campo uno sforzo di reskilling e upskilling tecnologico delle donne, con corsi di formazione, percorsi di inserimento specifici e contribuiti economici per incentivare i percorsi di studio e professionalizzazione in ambito tecnico scientifico. È necessario poi un grande sforzo di comunicazione”.

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Valore D interviene sulle giovani generazioni con il progetto InspirinGirls

Proprio su questo snodo opera Valore D con il progetto InspirinGirlsrealizzato in Italia in partnership con ENI, Intesa Sanpaolo e Snam. Un progetto internazionale (coinvolge oltre 20 Paesi) che porta nelle scuole medie storie di donne raccontate dalle protagoniste per incoraggiare le ragazze a seguire le proprie aspirazioni professionali, libere da condizionamenti e stereotipi di genere, per realizzare il loro potenziale. Ogni incontro con una role model contribuisce al cambiamento culturale aiutando le bambine e le ragazze a sviluppare tutti i talenti e competenze indispensabili per costruirsi il futuro che sognano.

Il progetto InspirinGirls dal 2017 e ad oggi le role model hanno incontrato oltre 30.000 studenti e studentesse in tutto il Paese.

 

Per saperne di più visita il sito di InspirinGirls

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