L’importanza di chiamarsi Carlo: Valore D su Sky

Articolo di Claudia Casiraghi

Volere D ha stilato il Manifesto per l’occupazione femminile, il cui contenuto Sky ha deciso di dibattere in uno speciale intitolato L’importanza di chiamarsi Carlo. Il dibattito televisivo, che a dispetto del nome non ha nulla a che vedere con Oscar Wilde e il teatro, parte da un assunto tanto preoccupante quanto curioso. In Italia, tra le prime cento società quotate, il numero degli amministratori delegati di nome Carlo è parti al numero delle amministratrici delegate. Dato, questo, che riflette la miseria di una realtà dove il numero delle donne ai vertici delle società quotate rappresenta il 5,8% del totale.

«Questa trasmissione porta con sé due messaggi: che fare informazione è importante perché contribuisce a creare una cultura dell’inclusione e che un ecosistema composto da istituzioni, esperti, imprese e università che collaborano è l’approccio giusto per trovare soluzioni. La mia proposta? Come Presidente di Valore D chiedo di introdurre delle certificazioni sulle politiche di genere nelle imprese, associate a un sistema premiante che riconosca l’impegno dell’azienda. Dobbiamo fare. E in fretta»,  ha dichiarato Paola Mascaro, Presidente di Valore D.

«Chi oggi guida un’azienda ha una responsabilità enorme: capire qual è l’impatto positivo che si può avere nella comunità nella quale si opera. Gli obiettivi da raggiungere non sono solo numerici, bisogna aggiungerne altri come sostenibilità, inclusività e diversità», ha spiegato nello speciale, in onda su SkyTg24 di venerdì 23 ottobre, Maximo Ibarra, ad di Sky Italia, chiamato a commentare quel che Valore D ha messo in luce.

 

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Il Manifesto per l’occupazione femminile di Valore D su Sky TG24

I temi legati all’occupazione femminile sono sempre più attuali. Valore D promuove quindi un dibattito tra i protagonisti del mondo aziendale italiano, le istituzioni e gli esperti accademici per indagare sul ruolo delle donne nella fase di ricostruzione che il Paese dovrà affrontare. Grazie alla collaborazione dell’associato Sky, torniamo a parlare del Manifesto per l’Occupazione femminile e di quello che Istituzioni e Aziende possono fare per far sì che la crisi economica non diventi un alibi per lasciare la situazione del gender gap invariata.

 

Un’intera trasmissione dedicata al Manifesto su Sky TG24 

La trasmissione ha visto il contributo di rappresentanti delle istituzioni, di economisti e di grandi aziende italiane nostre associate, con le testimonianze di Nunzia Catalfo, Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Paola Mascaro, Presidente di Valore D, Maximo Ibarra, Amministratore Delegato di Sky Italia, Alessandra Perrazzelli, Vice Direttrice Generale della Banca d’Italia, Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane e Veronica De Romanis, Docente European Economics di Luiss. La conduzione è stata affidata a Sarah Varetto, EVP Communications, Inclusion & Bigger Picture di Sky Italia.

Il titolo del programma, “L’importanza di chiamarsi Carlo”, ricalca un articolo del New York Times che illustra provocatoriamente come, per effetto del cosiddetto soffitto di cristallo, i CEO di nome “John” sono più del totale dei dirigenti donna, mentre un altro studio britannico mostra che ci sono più CEO di nome “Peter” alla guida delle principali aziende del Regno Unito che CEO donne. In Italia, ad esempio, tra le prime 100 società della Borsa, gli AD di nome “Carlo” pareggiano il conto con le donne al comando (7 a 7).

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Puoi rivedere la trasmissione “L’importanza di chiamarsi Carlo” sul sito di Sky: CLICCA QUI

Non è tutto: è andata in onda una serie di approfondimenti tematici all’interno della programmazione Sky, in cui hanno partecipato esponenti di spicco delle aziende associate, come Corrado Passera, AD di Illimity, Marco Alverà, AD di Snam, Silvia Candiani, AD di Microsoft Italia, Simona Comandé, General Manager Italy, Israel and Greece di Philips oltre alla Presidente Paola Mascaro.

 

Il Manifesto per l’occupazione femminile di Valore D

Nel 2017, sotto l’egida del G7 Italia, Valore D ha presentato ufficialmente alle aziende e alle Istituzioni il Manifesto per l’occupazione femminile: un documento programmatico in 9 punti per raggiungere la parità di genere. Il Manifesto definisce strumenti concreti in linea con gli indicatori del Bilancio Integrato (standard GRI) utile alle aziende per valorizzare e includere la diversità di genere al proprio interno.

Nel 2018, un anno dopo la firma, 30 Amministratori Delegati e Presidenti tra le oltre 150 aziende firmatarie si sono rincontrati a porte chiuse per fare un punto sui risultati raggiunti rispetto ai nove punti del Manifesto e per condividere le prossime sfide da affrontare insieme.

Oggi è più importante che mai indagare sul ruolo delle donne nella fase di ricostruzione che il Paese dovrà affrontare: significa promuovere strumenti e azioni concrete per valorizzare e includere la diversità di genere nei processi aziendali, tramite il rilancio del Manifesto e una revisione e adeguamento dei suoi punti programmatici.

 

Per saperne di più leggi il Manifesto 

 

 

Mind the gap nelle STEM: l’intervento di Paola Mascaro a Next Generation

L’iniziativa “Next Generation” organizzata da Talent Garden è una chiamata a raccolta che coinvolge centinaia di key player dell’innovazione italiana per condividere esperienze, competenze, capacità di analisi e visione, al fine di identificare le principali e prioritarie azioni per generare già nell’immediato concrete ricadute positive sull’industria, l’innovazione e l’economia del Paese.

Questo l’ obiettivo dell’evento, in cui si lavorerà a 10 proposte concrete da presentare alle Istituzioni che sovrintendono il controllo dei fondi del Recovery Fund. In questa cornice la Presidente Paola Mascaro, con il suo intervento “Mind the Gap”, affronta un tema su cui Valore D insiste da tempo, l’importanza di una formazione STEM per le donne, sia per evidenziare la necessità di una maggiore rappresentanza femminile in questo settore per questioni prettamente economiche, sia per disegnare correttamente la società del futuro.

 

Mascaro: “Più donne nei settori STEM, perché dobbiamo vincere questa battaglia”

Se abbiamo certamente fatto molti passi avanti nell’ambito della parità di genere, purtroppo lo stereotipo che vuole le donne meno portate verso le discipline tecnico-scientifiche è ancora molto diffuso.  I dati 2019 del CENSIS sui laureati in Italia ci mostrano che le donne sono solo il 22% degli studenti di ingegneria. Addirittura solo il 13% degli iscritti a informatica. Eppure colmare il divario di genere nelle discipline STEM potrebbe contribuire a una crescita del PIL pro capite in Europa dal 2,2 al 3%.

Ma non sono economiche le ragioni per cui è cruciale raggiungere maggiore diversità nell’ambito STEM: infatti la presenza di un numero maggiore di donne in questi ruoli  è fondamentale per garantire che i bias di genere che già combattiamo non vengano replicati nelle soluzioni tecnologiche. Tra gli algoritmi possono annidarsi stereotipi invisibili e pregiudizi inconsci, che le macchine inevitabilmente apprenderanno e creeranno modelli che li perpetuano.

Se le donne si ritagliano maggiore spazio nelle STEM, contribuiranno a plasmare oggi il nostro domani tecnologico:

“La presenza di un maggior numero di donne (e più in generale una maggiore diversity) nei team che si occupano della programmazione delle intelligenze artificiali, in altre parole, aiuterebbe a migliorare la supervisione dell’apprendimento automatico, riconoscendo a priori i pregiudizi inconsci. Ed evitando che la società digitale di domani reiteri quegli stereotipi che vorremmo sradicare dalla società contemporanea”.

ha spiegato Paola Mascaro.

“Con  Valore D lo stiamo facendo nell’ambito del progetto internazionale InspirinGirls, che ad oggi ha coinvolto più di 30.000 ragazzi e ragazze in centinaia di scuole in tutta Italia. Abbiamo portato loro le storie e le esperienze di più di 900 role model in diversi settori”.

ha concluso la Presidente.

 

 

Rivedi i video di Valore D al Tempo delle Donne 2020

Si è da poco concluso il Tempo delle Donne, l’appuntamento annuale organizzato dal Corriere della Sera da un’idea de La27esimaOra, con la collaborazione di Valore D, Fondazione Corriere della Sera e IoDonna.

Un successo questa prima edizione virtuale, in cui Valore D ha organizzato un’intera settimana di incontri online con ospiti esclusivi ed esperti che hanno ricevuto molti apprezzamenti e un grande coinvolgimento di pubblico. Anche gli eventi con contenuti più formativi, i Valore D Webinar, hanno registrato ogni giorno il tutto esaurito.

I numeri riportati da Valore D sono ottimi: abbiamo coinvolto 22 ospiti in 20 appuntamenti, di cui 11 talk e 9 webinar per circa 15 ore di live streaming e oltre 1000 partecipanti per i Valore D Webinar.
 
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Tutti i video degli eventi di Valore D al Tempo delle Donne 2020 sono disponibili nella playlist dedicata su YouTube.
 
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Presentazione progetti 2021 per le aziende associate

Il 2020 è stato un anno importante e una sfida per tutti noi. In Valore D ci siamo impegnati ancora di più per restare accanto alle aziende associate e alle persone che vi lavorano: abbiamo continuato ad erogare le attività programmate, riconvertendo tutto in modalità virtuale, abbiamo arricchito l’offerta con delle nuove iniziative mirate a dare risposte concrete alle domande scaturite dalle nuove necessità organizzative.

Abbiamo già preparato per voi il piano delle attività 2021 e vi invitiamo a scoprirle insieme online il 13 ottobre alle 11:30 in diretta streaming.

Vi aspettiamo!

Come liberarsi dai pregiudizi inconsci, appuntamento al Tempo delle Donne con Paola Mascaro

Al Tempo delle Donne 2020 un appuntamento per approfondire gli stereotipi di genere, domenica 13 settembre alle 10:00 al Salone d’onore della Triennale di Milano (ma è possibile seguire l’evento anche online). I protagonisti sono Paola Mascaro, Presidente di Valore D, Marina Calloni, ordinaria di Filosofia politica e sociale all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, e Maurizio Ferrera, ordinario di Scienze politiche all’Università degli Studi di Milano. 
Sono sempre in azione anche quando pensiamo di averli scacciati: i pregiudizi inconsci frenano la carriera delle donne, limitano la loro possibilità di crescita, anche economica. Come riconoscerli e che cosa fare per annullarli?

 

Riconoscere gli unconscious gender bias per eliminarli

Nella nostra società è ancora poco diffusa la consapevolezza di quanto sia forte l’influenza dei gender bias nelle relazioni interpersonali e nella carriera lavorativa. Sono il risultato di strutture mentali radicate nella cultura e nell’immaginario delle persone, andando quasi sempre a penalizzare il genere femminile e ostacolandolo nell’aspirazione di rivestire determinati ruoli di leadership. Per gestire i gender bias e migliorare la posizione delle donne in ambito lavorativo è necessario conoscere le motivazioni che guidano certi comportamenti ed essere consapevoli degli ostacoli generati dai bias inconsci.

Paola Mascaro, Presidente Valore D, ne parlerà all’evento Siamo convint* di essere liber* dai pregiudizi. E invece… insieme a Marina Calloni, ordinaria di Filosofia politica e sociale all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Maurizio Ferrera, ordinario di Scienze politiche all’Università degli Studi di Milano.

 

Marina Calloni, Paola Mascaro e Maurizio Ferrera

 

A tal proposito Mascaro ha dichiarato in un articolo pubblicato di recente sul Corriere della Sera: «È utile che qualcuno, adeguatamente formato, da fuori aiuti a vedere queste dinamiche. E occorrono sistemi premianti rivolti alle aziende per favorire l’inclusione». Secondo Mascaro, dentro le imprese va promosso un cambio di cultura manageriale per andare verso un modello di leadership basato su ascolto e inclusione «caratteristiche più femminili, rispetto a comando o forza». Inoltre, occorrono soluzioni al «tubo che perde»: se vengono assunti junior maschi e femmine, molte di costoro nel percorso di carriera si perdono o rimangono indietro. «Qui entrano i temi della maternità e della famiglia», osserva Mascaro. «Spesso vengono prese decisioni di non assegnare incarichi di lavoro alla neo-mamma senza neanche parlarne con lei. Un altro pregiudizio».

L’appuntamento è domenica 13 settembre alle 10:00 alla Triennale di Milano, ma puoi seguire l’evento anche online > ISCRIVITI QUI.

 

Anche quest’anno Valore D ha realizzato un programma di incontri integrato nel palinsesto del Tempo delle Donne. Dal 14 al 18 settembre proponiamo quattro appuntamenti al giorno, tutti virtuali, seguili live.

Per alcuni eventi i posti sono limitati: iscriviti ora per prenotare il tuo posto!

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Il confronto tra Valore D e la Vicepresidente della Camera M. Carfagna: l’occupazione femminile come volano per il rilancio

L’occupazione femminile come volano per il rilancio dell’economia italiana. È stato questo il tema al centro dell’evento “L’occupazione femminile in Italia: misure e proposte per il rilancio dell’economia italiana” organizzato ieri da Valore D e che ha visto la partecipazione dell’On. Carfagna, Vicepresidente della Camera dei deputati, e dei massimi rappresentanti di alcune delle aziende più importanti che operano in Italia, associate di Valore D.

 

«Ringrazio la Vicepresidente Carfagna per aver condiviso considerazioni e proposte concrete in un confronto costruttivo che ha permesso sia all’Associazione sia alle singole aziende di proseguire l’importante dialogo istituzionale sul tema dell’occupazione femminile. Ricordo infatti che il tasso di occupazione femminile in Italia è stato del 50% nel 2019 – tra i più bassi in Europa, e ha registrato un drammatico 33% nel Mezzogiorno*», dichiara Paola Mascaro Presidente Valore D. «La questione va considerata e affrontata seriamente non solo in un’ottica di equilibrio e di inclusione ma soprattutto in un’ottica di crescita del sistema produttivo italiano e quindi del sistema Paese. Un maggiore e migliore impiego delle donne significa infatti un maggiore valore economico».

 

L’On. Mara Carfagna e la Presidente di Valore D Paola Mascaro

 

«Sono tantissimi anni che si parla di occupazione ed empowerment femminile, ma oggi c’è una situazione nuova. Oggi le misure di sostegno europeo – non a caso decise dalle tre donne che attualmente guidano l’Unione – stanno per portare in Italia risorse enormi, mai viste. E tocca a noi, donne della politica, dell’impresa, dei corpi intermedi, del terzo settore, far sì che il riconoscimento del valore femminile entri fra le priorità di ogni piano di ricostruzione nazionale. Costruire strumenti nuovi per fare dell’Italia un Paese più amico delle donne, capace di valorizzare l’immenso tesoro che rappresentato, è stato per molto tempo un progetto faticosissimo e lento: adesso c’è la possibilità di ingranare una marcia più alta, di andare più veloci. È un’occasione che non si può sprecare perché finalmente oltre ad esserci l’esigenza, ad avere delle idee, ci sono anche i fondi», ha concluso la Vicepresidente della Camera On. Mara Carfagna

 

Leggi il comunicato stampa

 

Citi: come il Covid intacca la partecipazione e la crescita del lavoro femminile

La banca americana Citi ha pubblicato nei giorni scorsi il GPS report COVID-19 Eroding Female Labour Force Participation and Growth per indagare come la crisi da Covid-19 può peggiorare il benessere e l’occupazione delle donne, con serie ripercussioni per tutta la collettività.

Nel complesso, in un sottoinsieme di economie (esclusa la Cina) esaminate dal rapporto di Citi, un totale di 44 milioni di dipendenti perderà il lavoro a causa della pandemia. Di questi, circa 31 milioni saranno probabilmente donne rispetto a circa 13 milioni di uomini. Se le previsioni sono accurate, la perdita equivalente al Pil reale potrebbe essere di circa 1 trilione di dollari, un calo del 3,6% su base annua della crescita del Pil che ci aspettiamo nel 2020 da mancata partecipazione femminile all’economia.

 

Un impatto disomogeneo per genere

Sebbene l’effetto della pandemia sia globale, i primi dati raccolti indicano una ripartizione disomogenea della perdita di posti di lavoro tra i generi – le donne stanno sopportando il peso dei licenziamenti a un tasso molto più alto rispetto agli uomini. Ciò è dovuto in gran parte alla segmentazione delle lavoratrici in settori che sono stati influenzati negativamente dalle interruzioni causate dal Coronavirus, ad esempio, le donne occupano il 75% o più dei posti di lavoro nel settore della cura della persona e circa il 70% nel settore dell’istruzione. Più di 220 milioni di donne in tutto il mondo si trovano in settori vulnerabili ai tagli di posti di lavoro a causa della pandemia di Coronavirus.

 

Oltre a un più alto rischio di perdere il posto di lavoro, sono in maggioranza le donne a occuparsi del lavoro di cura e di assistenza dei bambini e degli anziani, il che aumenta il rischio che non riescano  a rientrare nella forza lavoro. Inoltre c’è il rischio che gli eventuali guadagni ottenuti in termini di partecipazione femminile alla forza lavoro negli ultimi cinque anni vadano persi.

 

Perdita di posti di lavoro causa Covid: l’Italia è il terzo paese

Poiché le donne hanno maggiori probabilità di lavorare in settori altamente vulnerabili ai tagli di posti di lavoro legati al coronavirus, è molto probabile che il loro rischio di disoccupazione aumenti, il che potrebbe portare a tassi di povertà più elevati per le donne. I settori a prevalenza femminile possono non solo subire forti tagli alle retribuzioni, ma anche non recuperare tutti i posti di lavoro persi durante la pandemia.

 

Gap di genere nel lavoro non retribuito. Fonte: rielaborazione di Citi su dati Ocse.

 

Lavoro non retribuito: l’Italia dedica più ore tra i paesi europei

La possibilità per  le donne di lavorare è ostacolata anche dalle dinamiche culturali e familiari, esasperate dall’home schooling. Le donne spendono più nel lavoro di cura non retribuito rispetto agli uomini: si parla di  i lavori domestici, la cura dei bambini e l’assistenza agli adulti a carico. I dati rivelano che le donne sono più propense ad adeguare le proprie attività lavorative (ad esempio, ridurre le ore di lavoro, prendere un congedo familiare, cambiare lavoro) per accogliere la cura dei bambini rispetto agli uomini. Notiamo che le donne hanno più probabilità di ricorre al part-time involontario rispetto agli uomini, mentre Citi sottolinea che ci sono sufficienti dati in letteratura da sostenere che le politiche volte a incoraggiare e sostenere l’occupazione a tempo pieno aiutano a ridurre i divari retributivi e di forza lavoro femminile.

 

La parità di genere fa crescere: in Italia porterebbe ad un aumento dell’11% del Pil

In questa nuova crisi, secondo il report, bisognerebbe invece aumentare il numero di donne con un’occupazione portandolo allo stesso livello degli uomini. “Questo potrebbe essere una leva per aumentare i livelli di crescita fin del 12% del Pil nei paesi Ocse entro il 2030” si legge in una nota. Anche ridurre il divario del 50% potrebbe portare a incrementi del Pil. In Germania, Francia e l’Italia questo potrebbe rispettivamente del 5,6%, 4,7% e 11%“.
Come farlo? “I governi e le istituzioni – non hanno dubbi gli analisti di Citi – dovrebbero supportare la partecipazione e l’occupazione femminile“. Le misure da mettere in campo sono diverse. “Per esempio, – scrive la banca americana – bisognerebbe aumentare l’offerta pubblica di servizi all’infanzia in soccorso dei genitori che lavorano. O ancora, promuovere modalità di lavoro flessibile, dare maggiore supporto alle donne che hanno subito una riduzione del reddito”.

 

 

Per leggere il rapporto completo (in inglese) “COVID-19 Eroding Female Labour Force Participation and Growth”

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