Settant’anni di elezioni in Italia: a che punto siamo con il potere delle donne?

Team Comunicazione
30-01-2019

C’è un giorno dimenticato dalla storia di cui oggi vogliamo celebrare la ricorrenza. Era il 30 gennaio 1945, in un'Italia ancora parzialmente occupata dai nazisti a nord e invasa dagli angloamericani a sud, quando a Roma il governo di Bonomi decise di emanare il "Decreto legislativo luogotenenziale n.23": finalmente le donne potevano votare ed essere elette.

Un giorno storico che ha permesso alle donne italiane l'anno seguente di abbandonare per qualche ora il focolare domestico e per la prima volta mettersi in fila davanti ai seggi. E non, come in tanti credono, per votare al Referendum tra monarchia e repubblica del 2 giugno 1946, bensì per la prima tornata di elezioni amministrative. Finalmente a votare sarebbero stati i cittadini di entrambi i sessi.

 

Le donne entrano in Parlamento

Con le elezioni politiche del 1948 le donne (poche) debuttano nella I legislatura: 49 su 982 parlamentari in tutto, il 5%. Le deputate erano 45 su 613 (7 %), le senatrici 4 su 369 (1%). La quota 300 donne elette in Parlamento è stata superata solo nel 2018: con 4.327 donne in lista - su 9.529 candidati, quasi la metà - le elette sono state 334.

Per quanto riguarda le più alte cariche parlamentari, quella di Presidente della Camera è stata ricoperta da una donna in 5 legislature su 17: con Nilde Iotti, Irene Pivetti e Laura Boldrini.

Oggi 1 parlamentare su 3 è donna e per la prima volta nella storia della Repubblica la seconda carica dello Stato è al femminile: il Senato ha infatti eletto il suo primo presidente donna.

 

 

Poche le donne al governo

Dal 1948 al 2018 l’Italia ha avuto 65 governi, retti da 29 diversi Presidenti del Consiglio. Nessuna donna è mai stata Presidente del Consiglio. Nella I legislatura nessuna donna è stata nominata ministro: la prima è stata Tina Anselmi, Dc, responsabile di lavoro e previdenza sociale nel governo Andreotti III (1976).

Su oltre 1500 incarichi di ministro assegnati in 65 differenti governi, le donne ne hanno finora ricoperti 83 (cinque nel governo attuale), di cui 41 senza portafoglio. Tredici governi sono stati composti solo da uomini. Solo dall'inizio degli anni ottanta la presenza di ministre è diventata costante, ma ai ministri donna sono stati affidati incarichi prevalentemente nei settori sociali, della sanità e dell'istruzione: ben 49 su 85.

 

E oggi?

Facendo un salto di 70 anni, alle elezioni del 4 marzo del 2018, grazie alla nuova legge elettorale che ha tra le sue disposizioni la rappresentanza di genere, sono state elette 334 donne, 225 (su 405 uomini) alla Camera e 109 (su 205 uomini) al Senato, in totale il 34,38% è donna. È la percentuale più alta della nostra storia repubblicana.

Ma al governo non va altrettanto bene: stando all'indagine di Openpolis, nel presente esecutivo si sono fatti passi indietro. Sono solo undici le donne nell'esecutivo, considerando anche sottosegretari. Dei 18 ministri in carica, solo 5 sono donne. In totale la squadra di governo vanta soltanto il 17,19% di presenza femminile.

 

Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato, grazie alla legge Golfo-Mosca, quote di lista o doppia preferenza di genere, la distanza con gli uomini si è accorciata. La partecipazione delle donne italiane al governo e nelle istituzioni politiche è in ascesa, con un aumento dal 5% del 1948 al circa 34% del 2018.

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