Rappresentanza femminile: poche le donne nei Consigli regionali

Il Corriere della Sera ha dedicato un interessante approfondimento per portare l’attenzione sulla scarsa rappresentanza politica femminile nei Consigli regionali: i risultati dell’indagine, svolta insieme alla Fondazione Bellisario, non sono incoraggianti.

Partiamo dalle ultime elezioni regionali: appena 3 donne elette nel consiglio regionale del Piemonte, in un’assemblea di 51. Aumentano a 7, se si aggiungono le 4 consigliere entrate grazie al listino bloccato del presidente Alberto Cirio. Pochissime dunque le donne, ancora meno del precedente consiglio dove erano 12. E questo anche perché, il Piemonte non ha mai adeguato il proprio statuto alla legge nazionale 20 del 2016 che prevede sulle schede la doppia preferenza obbligatoria uomo-donna anche a livello regionale.

Nelle liste elettorali piemontesi, inoltre, non sono state introdotte nemmeno le quote di genere (soglia base 40%) o l’alternanza uomo-donna. Secondo la Fondazione Bellisario, impegnata da tempo sul tema delle pari opportunità, in Italia le Regioni con la doppia preferenza obbligatoria sulle schede elettorali sono 10, tra cui Campania (la prima a introdurla), Toscana e Lazio. Le rimanenti prevedono solo le quote di genere, l’alternanza uomo-donna, o entrambe le disposizioni. Qualche Regione, come il Veneto, include tutte e tre le possibilità.

 


Adeguare gli statuti introducendo la doppia preferenza ha incontrato ostacoli. In Liguria è stata bocciat, in Sardegna, l’iter di approvazione è stato respinto più volte. In 70 anni, cioè 16 legislature, su 1.174 consiglieri, le donne nella Regione Sardegna sono state 69, ovvero il 5,87%. In Basilicata, nonostante la doppia preferenza, oggi siede in consiglio una sola donna, Donatella Merra: ma dal 2010 aveva zero consigliere, tutti uomini, 20 su 20. Openpolis ha calcolato che l’indice di successo delle donne di essere elette nelle Regioni è in media più basso rispetto a Comuni (0,88%), Senato (0,97%), Parlamento europeo (1%) e Camera (1,07%). Se fino al 2011 le donne nei consigli regionali erano in media una su dieci, nel 2015 erano il 17,6% e nel 2018 sono circa il 20% (dati Cnr-Irrps). «Sulla parità di genere nei consigli regionali avvengono resistenze inspiegabili», è il commento di Lella Golfo presidente della Fondazione Bellisario.

 

Tuttavia, introdurre strumenti in favore delle pari opportunità nei consigli regionali non ha sempre voluto dire un aumento significativo del numero delle donne. Questo a causa di preferenze annullate, scarsa informazione sul tema, cultura. In Lombardia, con alternanza uomo-donna e quote, le consigliere sono 22 su 80. In Campania, Emilia-Romagna e Umbria la combinazione di doppia preferenza e quote ha portato a una crescita femminile del 7.9%. Ma in Friuli-Venezia Giulia, che dal 2017 prevede sia l’alternanza uomo-donna sia le quote nelle liste, alle elezioni del 2018 le consigliere elette sono state sei, nel precedente consiglio erano 11.

 

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