Rapporto Inps 2018: quali evidenze sui dati di genere?

Team Comunicazione
04-07-2018

L’Inps ha pubblicato l’ultimo Rapporto sull’occupazione in Italia nel 2017. Un’occupazione che sale, anche se, come già abbiamo scritto, lo fa con contratti che sempre più spesso sono a termine.

Le nuove tecnologie creano nuove categorie di lavoratori: quelli on-demand tramite app; i riders del cibo consegnato a casa; il crowdwork dei programmatori, informatici e professionisti tutto-fare; e poi quelli che utilizzano l’asset rental e guadagnano tramite affitto e noleggio di beni e proprietà.

A cavallo tra 2017 e 2018, il livello di occupati è tornato pari a quello del primo semestre 2008, grazie esclusivamente alla performance dell’occupazione dipendente. E per l’88% di coloro che sono rimasti senza lavoro nel settore privato, le varie riforme del Jobs Act hanno garantito un sussidio.

Tra notizie belle e notizie meno belle, il Rapporto Inps ha inoltre il merito di mettere in luce aspetti importanti sull’occupazione femminile e maschile nel nostro Paese. Le abbiamo raccolte per voi.

 

IL PAY GAP:
Il documento parla di un divario salariale di genere evidente. Nel settore pubblico, la retribuzione femminile ammonta a 101 € giornalieri a fronte dei 126 € maschili (rispettivamente 28.981 € e 37.324 € annui). Le cose non cambiano molto nel settore privato, dove si registrano 72 € giornalieri e 16.997 € annui per le donne, contro 100 e 24.833 per gli uomini.

 

I NUMERI DELLE DONNE IMPIEGATE SECONDO CLASSE D'ETÀ:
La presenza femminile nel mercato del lavoro aumenta nel settore pubblico:
- lavoratrici fino ai 29 anni: nel 2017 sono 63.498 (+4,2% l’occupazione femminile rispetto al 2016
- donne tra i 30 e 54: 1.255.558 unità (+0,2 rispetto al 2016)
- donne over 50: 730.666 unità (+1,8% rispetto al 2016)

Ma cresce ancora di più nel settore privato, dove abbiamo +7,7% di incidenza di lavoratrici fino ai 29 anni (1.329.695 in tutto), +1,2% di donne nella fascia d’età fra i 20 e 54 anni (4.369.359), e +2,8% delle over 50 (786.811).

 

I CONGEDI:
Per quanto riguarda il periodo di paternità obbligatoria per i lavoratori del settore privato, il numero di beneficiari è cresciuto negli anni, passando da 72.794 nel 2015, a 93.520 nel 2016, a 107.369 nel 2017. Contemporaneamente, sono aumentati anche i congedi parentali interamente facoltativi che coinvolgono entrambi i genitori e che garantiscono un’indennità pari solo al 30% della retribuzione. I papà “per scelta” sono stati 45.003 nel 2015 e 59.111 nel 2017, con una variazione annua del +3,9%.

 

I SUSSIDI:
Interessanti anche i dati sulla durata del sussidio di disoccupazione, che mostrano che gli ex lavoratori con un precedente contratto a tempo indeterminato rimangono disoccupati per un periodo quasi doppio rispetto a chi aveva un contratto a tempo determinata. Questa differenza, comunque, è ancora più marcata per le donne (31% degli uomini con contratto a tempo indeterminato contro il 43% delle donne). Non si notano differenze sostanziali in base al genere tra i lavoratori con precedente contratto a tempo determinato, mentre le donne che perdono un lavoro a tempo indeterminato impiegano quasi 8 mesi (33 settimane) in più per ritrovare un lavoro rispetto agli uomini con lo stesso tipo di contratto.

 

LE PENSIONI:
Il 44,8% delle pensionate (3.686.462 in tutto), riceve una pensione lorda inferiore a 1.000 euro. Di contro, solo il 25,7% dei pensionati uomini ne ottiene una inferiore a 1.000 euro.

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