L’effetto donna fa crollare le uscite verso la pensione

Team Comunicazione
18-01-2019

Meno donne in pensione, così si riduce la spesa: il flusso delle lavoratrici in uscita è diminuito del 68%, facendo scendere del 20% il totale di chi lascia il lavoro.

Secondo quanto emerge dal monitoraggio realizzato dall'Inps sui flussi di pensionamento, l'incremento dei requisiti per la vecchiaia a 66 anni e sette mesi (lo stesso livello degli uomini) ha costituito un vero e proprio tappo, facendo calare del 64,7% le uscite femminili nel 2018, con appena 8.792 donne che nel corso dell'anno hanno potuto accedere a questo trattamento. Questo fenomeno, ovviamente, ha determinato un impatto complessivo sul sistema, in quanto sono stati liquidati 483 mila trattamenti con un calo del 20,4% rispetto al 2017. Sono diminuite soprattutto le pensioni di vecchiaia (-39,4%) che con 125 mila unità risultano largamente inferiori a quelle anticipate (140 mila).

 

Gli effetti di questa flessione

Nel 2018 il canale per l'uscita dal lavoro è stato soprattutto quello dei contributi versati (42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 e 10 mesi per le donne). Per il primo trimestre del 2019 il crollo potrebbe essere ancora più consistente con l'ulteriore incremento di cinque mesi per tutti, sia per la vecchiaia (a 67 anni) sia per le anticipate (a 43 anni e tre mesi gli uomini, a 42 anni e tre mesi le donne). Il regime triennale sperimentale di Quota 100, infatti, avrà effetti solo a partire dal secondo trimestre, grazie al sistema di finestre che farà sì che le prime uscite saranno possibili solo ad aprile (ad agosto per i dipendenti pubblici).

Inoltre il calo delle pensioni di vecchiaia e degli assegni sociali ha reso possibile un cambiamento del peso delle prestazioni con un aumento dell'importo medio degli assegni passato da 989 euro a 1.103 euro al mese. Per la vecchiaia, in particolare, l'importo medio degli assegni è passato da 641 euro del 2017 a 788 euro mentre quello delle pensioni anticipate è passato da 1.963 a 2.019 euro. Questi dati sono legati chiaramente al numero dei contributi versati.

 

L'età media alla decorrenza per i dipendenti sale per la vecchiaia a 66,3 anni mentre scende per le anticipate a 60,7 anni. Nell'anno comunque ci sono state 38 mila persone che sono state collocate a riposo tra i 55 e i 59 anni (su 89 mila dipendenti andati in pensione anticipata).

Nel complesso, calcolano gli economisti del Tesoro, l'effetto di contenimento del rapporto spesa-Pil, cumulato al 2060, vale circa 21 punti percentuali. La legge consente dunque un risparmio medio annuo di circa 20 miliardi di euro.

 

 

Fonte: Ansa 2019
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