Italia ultima in classifica tra i paesi europei in quanto a meritocrazia

Team Comunicazione
03-08-2018

Esistono dei parametri statistici precisi in grado di calcolare il livello di meritocrazia e mettere i paesi a confronto. Il Meritometro è uno di questi.

L’indice è stato sviluppato dall’associazione no profit Forum della Meritocrazia nata nel 2011 per comprendere l’eguaglianza delle opportunità e il riconoscimento dei meriti individuali e si basa su 7 pilastri fondamentali o condizioni determinanti: libertà, pari opportunità, qualità del sistema educativo, attrattività per i talenti, regole, trasparenza e mobilità sociale.

Nelle analisi più recenti dell’associazione, l’Italia è ultima in Europa nel ranking della meritocrazia. I risultati del Meritometro arrivano nel 2018 per il quarto anno consecutivo, ma continuano a restituire dati relativi al 2015. Il nostro Paese, insomma, quanto a meritocrazia è ancora fermo a tre anni fa, con 9 punti che lo distanziano dalla Spagna, penultima in classifica, e 43 dalla Finlandia, in pole position.

A registrare i trend peggiori sono soprattutto libertà, regole, trasparenza soprattutto nel sistema scolastico – pilastri che sono peraltro la base degli altri 3 e che ostacolano poi l’accesso al mondo del lavoro. La classifica mostra infatti che i paesi con un sistema di regole chiaro e trasparente esibiscono anche pari opportunità in ambito economico e sociale, mantenendo alto il proprio livello di meritocrazia.

Giorgio Negli, curatore dell’indagine, ha così commentato: «La cultura in Italia penalizza la valorizzazione del merito e delle competenze a vantaggio di altri meccanismi di promozione sociale, come l’appartenenza e le relazioni».

Finlandia, Norvegia, Danimarca e Svezia dimostrano di avere invece trend positivi e le performance migliori. Polonia, Spagna e Italia quelle peggiori. In mezzo, i virtuosi Olanda, Germania, Gran Bretagna, Austria e Francia se la cavano.

Il Professor Paolo Balduzzi, parte del team di ricerca che ha messo a punto il Meritometro, sostiene che, per invertire la tendenza negativa italiana, bisognerebbe investire di più sui giovani, sulla formazione, sulle infrastrutture. Bisognerebbe inoltre «rendere più semplice l’attività economica» e «non discriminare i lavoratori in base all’età e al genere ma solo in base a competenze e capacità», senza dimenticare che molti hanno giù deciso di lasciare l’Italia.

Infatti, secondo la ricerca, questi numeri spiegherebbero anche come mai 4 milioni e mezzo di italiani abbiano deciso di spostarsi all’estero: il 69%  di loro vuole trovare migliori retribuzioni ed opportunità, ma l’80% sostiene di averlo fatto anche con l’obiettivo di trovare più meritocrazia e valorizzazione delle proprie conoscenze.

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