La Giornata Internazionale del Bambino: quale educazione di genere?

Team Comunicazione
01-06-2018

L’1 giugno, ogni anno, viene celebrata la Giornata Internazionale del Bambino. Istituita a Ginevra nel 1925, la ricorrenza faceva in realtà appello agli adulti e ricordava loro di offrire anche ai più piccoli la possibilità di prepararsi al futuro in maniera adeguata. Un tema, questo, che sta molto a cuore a Valore D.

Per anni, infatti, ci siamo posti una serie di domande nel tentativo di capire le relazioni tra bambini e bambine e in che modo i piccoli si immaginino grandi. Per esempio, a quali modelli si ispirano? Sono modelli che trasudano una specifica idea di femminilità o mascolinità? Che tipo di educazione di genere troviamo a scuola e in famiglia? Quali ideali di inclusione, rispetto, diversità in insegnanti e genitori?

Insomma, la società sta cambiando, cambiano i modelli culturali, il progresso può essere a tratti toccato con mano. Eppure alcuni stereotipi di genere persistono nel tempo. E anche questi possono essere toccati con mano.

Poi, nel 2017, abbiamo portato in Italia il progetto InspirinGirls e abbiamo condotto vari studi di genere fra i più piccoli. A febbraio 2018, con l’aiuto di Ipsos, abbiamo pubblicato la ricerca Cosa farò da grande? e dato finalmente risposta a quelle domande.

Lo studio analizza le aspirazioni professionali di 49 maschi e 51 femmine tra gli 11 e i 14 anni tra la prima, seconda o terza media in scuole sparse su tutto il territorio italiano. I dati fanno emergere visioni più o meno stereotipate rispetto ai ruoli di donne e uomini nel mondo del lavoro.

 

 

Alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?”, le risposte dei maschi ricalcano perlopià le orme dei papà, con ruoli considerati “tipicamente da maschio”. Il 15% dichiara di voler diventare ingegnere, il 14% medico, il 9% informatico, il 6% menziona il cuoco e il poliziotto, il 4% l’avvocato.
Le loro compagne, invece, si ispirano alla mamma o alla maestra e sono orientate verso attività di tipo più artistico o di cura. L’avvocatura, professione decisamente più umanistica (e, dunque, “ok per le femminucce”), è menzionata dal 9% di loro. Il medico scende invece al 7%. Il 4% vuole fare l’estetista o la parrucchiera, il 10% la veterinaria, l’11% l’insegnante, professione che va per la maggiore.

Certo: il loro vedersi grandi si commisura a ruoli e scelte di famiglia e scuola, ai media, agli esempi di caring che ritrovano a casa o in tv, e all’efficacia – o meno – dei piani politico-educativi alternativi offerti dal Paese.

Poniamo attenzione ad altri numeri:
- Il 34% degli studenti di entrambi i sessi non ha dubbi: le femmine sono più brave nello studio.
- Eppure, il 51%, quindi più della metà, pensa che i maschi avranno più possibilità di fare carriera. Com’è possibile?
- Ma certo, perché le ragazze, da grandi, si occuperanno più della famiglia: lo sostiene il 72% degli studenti.

Le percentuali non variano se a rispondere sono mamma e papà.

E sia. Niente panico, le cose cambiano se, invece di carriera, si parla di successo: il 65% degli studenti di prima media e il 56% dei loro genitori è convinto che ragazze e ragazzi abbiano le stesse possibilità di realizzarsi (non necessariamente dal punto di vista lavorativo). La bella notizia è che queste percentuali, entrambe, salgono al 70% quando si arriva in terza media. La brutta, d’altronde, è che c’è ancora un 30% a pensarla diversamente.

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