Great Place to Work 2019: dove si lavora meglio?

Team Comunicazione
18-03-2019

The Great Place to Work Italia ha pubblicato per il 18° anno consecutivo la classifica delle migliori aziende per le quali lavorare. All'indagine hanno partecipato in forma anonima oltre 40.000 collaboratori di 136 aziende, suddivise all'interno di quattro categorie in base al numero di dipendenti. Il Corriere della Sera ha dedicato un approfondimento alla più grande ricerca sul clima aziendale che si tiene in Italia, che premia le imprese più attente al benessere dei propri lavoratori, e che diventa anche una fonte d'ispirazione per le best practice aziendali. Anche alcune aziende associate di Valore D si sono classificate, scopriamo quali sono e quali iniziative hanno messo in atto per distinguersi nel panorama nazionale.

 

Tra le aziende di grandi dimensioni si è classificata ConTe.it, grazie a un diffuso smart working e orario flessibile, a cui ha già aderito oltre il 60% della popolazione aziendale, ma anche per le iniziative a sostegno di chi ha dei figli; troviamo anche Pfizer, i cui collaboratori hanno diversi canali e interlocutori a cui rivolgersi in caso di criticità, che li aiutino a risolvere e superare problemi correlati al lavoro; Eli Lilly, particolarmente attenta alle attività filantropiche e di volontariato aziendale. Infine, Gucci, che debutta con successo in questa classifica. «L'arrivo di Gucci, che si posiziona al numero undici tra le imprese Large segnala un rinnovato interesse della moda verso i temi del clima aziendale. Il lusso è sempre stato più attento agli aspetti organizzativi in funzione dello stile, meno alla gestione delle risorse umane», spiega Alessandro Zollo, amministratore delegato di Great Place to Work Italia.

Tra le aziende medium spiccano invece Mars Italia, grazie al lavoro smart, alla formazione personalizzata, un programma di welfare e uffici pet-friendly. Ma fiore all’occhiello della politica delle risorse umane è la presenza femminile in azienda: «le donne sono oggi il 52% dell’organico e rappresentano il 40% del board italiano», spiega Cristiana Milanesi, people and organization director. Inoltre in classifica troviamo anche Mellin, con le avanzate politiche di recruiting destinate ai Millennials e una serie di eventi dedicati come il Diversity Day; Subito, che ha introdotto uno strumento per manager e dipendenti, un avatar personale ogni qualvolta forniscono un feedback anonimo. Infine, Volvo Group, che attraverso politiche di selezione e gestione, o eventi come la Volvo Group Diversity week, e la creazione di programmi ad hoc (inserimento di richiedenti asilo politico), l’azienda mostra come la diversity abbia cambiato nel tempo la demografia dell’ambiente di lavoro.

 

 

Come vengono costruite le graduatorie?

Anzitutto, a partire dai giudizi che le persone danno, in forma anonima, sulla società per cui lavorano. Nel questionario del Trust Index sono misurati valori come credibilità, rispetto, equità, orgoglio, coesione, fiducia. Ciò consente di valutare che cosa pensano i lavoratori dei manager, dei colleghi e anche del tipo di attività svolta. In generale, dall'analisi di clima escono aspetti di valore come l'apprezzamento per un'organizzazione agile, l'attenzione al bilanciamento vita-lavoro e la doppia valenza della flessibilità, parola magica che fa di un posto di lavoro il «migliore possibile».  La ricerca evidenzia per l'Italia un Trust Index dell'81% quindi poco lontano dalla media (84%).

L'Italia però, è in basso alla Happiness ranking che lega l'indice di benessere e felicità (scolarità, salute, aspettative di vita) con la fiducia nelle imprese. Un aspetto assolutamente distintivo per il nostro Paese, invece, è l'onda lunga del welfare aziendale. «In un momento di scarsità di beni, qualcuno si è inventato qualcosa di pratico per venire incontro ai bisogni dei lavoratori, a partire dalle mamme nella gestione dei figli e dalle fasce più deboli. Su questa strada, sono stati costruiti modelli sempre più complessi. Che funzionano - assicura la Zollo -. Possiamo parlare di una via italiana al welfare di cui non vediamo un parallelo identico a livello internazionale».

 

 

 

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