Finanza, il faticoso cammino delle donne verso i vertici

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01-04-2019

Il gender gap è marcato nel mondo finanziario, tradizionalmente dominato da figure maschili. Tuttavia non mancano casi virtuosi, come Amundi, buon esempio di parità di genere in azienda, con molte donne in postazioni chiave. Per La Repubblica Affari & Finanza, la giornalista Paola Jadeluca ha intervistato su questo tema Cinzia Tagliabue, amministratore delegato per l'Italia di Amundi.
 
«Lo studio "Diversità di genere nel mondo aziendale. Tra gender pay gap e valorizzazione del talento femminile" condotto da EY e Aicas, dimostra che se è vero che le donne occupano il 42% delle posizioni nelle aziende italiane e ben il 48% nel settore finanziario, è anche vero che fanno ancora molta fatica a raggiungere ruoli di responsabilità - racconta Cinzia Tagliabue -. Tra i quadri dirigenziali la percentuale è del 32% e crolla al 17% per quanto riguarda i dirigenti. Ancora più sconfortante quando guardiamo ai vertici delle aziende: qui la presenza delle donne è ferma all'11% ed è quasi nulla nel settore finanziario».

Il 41,7% del board dei direttori di Amundi è donna. Una quota rilevante, in forte crescita negli ultimi cinque anni, raggiunta senza alcuna policy di genere. Certo la legge Coppé-Zimmermann del 2011 impone il rispetto di un numero minimo di presenze del genere meno rappresentato nei cda, come la legge Golfo-Mosca. Ma, come dicono i dati, questo non basta a garantire carriere uguali in tutte le aziende e ai diversi gradi gerarchici.

 

Questione di fiducia

Non sono solo le donne a non aver fiducia in se stesse, in molti casi è proprio la diffidenza degli uomini il primo ostacolo duro a morire. I ricercatori di McKinsey per l'ultimo Women in the workplace hanno passato al setaccio le aziende nelle quali si è verificato un cambio al vertice negli ultimi tre anni.  È salita soltanto di 2 punti la quota rosa nel management, portandola al 14% dal 12% dei tre anni precedenti.

Cosa vuol dire? Che i ceo di oggi tendono a comportarsi come quelli di 20 o 30 anni fa, se si trova a scegliere un nuovo ceo all esterno, più facilmente propenderà per un uomo, se invece il ceo è promosso tra i ranghi interni, e conosce meglio tutte le persone chiave, allora è più propenso a concedere fiducia alle donne.

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