Maternità, la sfida di bilanciare lavoro e famiglia

Team Comunicazione
10-05-2019

Sono quasi 10 milioni le donne con figli minorenni in Italia. Scelgono la maternità sempre più tardi, con una media di 31 anni per il primo figlio, ponendosi in cima alla classifica europea per anzianità delle donne al primo parto. La natalità, poi, ha toccato un nuovo record negativo — 449 mila nascite nel 2018, 9 mila in meno rispetto all’anno precedente (dati Istat). E crescono le famiglie con un solo genitore, soprattutto madri, che sono oggi quasi il 10%.

Occupazione e maternità

In questo quadro negativo si inserisce un altro dato critico: il tasso di occupazione femminile, che in Italia è  tra i più bassi a livello europeo, crolla drasticamente per le donne con almeno 1 figlio, raggiungendo il 44% per chi ne ha 3 (in EU mediamente è al 56,8%).

 

 

L’effetto sociale più dirompente è la condanna di milioni di donne al lavoro part-time: «I dati dimostrano che oggi è ancora molto difficile per una madre conciliare vita professionale e cura dei figli. Se nella fascia d’età 25-49 anni infatti, le donne occupate senza figli sono il 64,3%, tra quelle con figli minorenni la percentuale scende al 56,8%. Il ricorso al part-time per le mamme sembra una scelta quasi obbligata. Nella stessa fascia d’età (25-49 anni) ne usufruisce il 26,3% di quelle senza figli, mentre la percentuale sale al 40,9% tra le mamme. Tra le donne con un figlio lavora part-time il 38,5%, tra quelle con due figli il 42,9% e tra quelle con tre o più figli il 43,7%».

 

In Italia quasi 30 punti di divario occupazionale tra padri e madri

Queste difficoltà si riflettono anche nel divario occupazionale nella fascia di età 20-49 anni tra gli uomini e le donne con almeno un figlio (2017). Il gap occupazionale tra mamme e papà in Italia supera il 28%: il secondo più alto in Europa. In Germania è del 18%, in Spagna 17%, e in Svezia 8%.

 

 

E il carico del lavoro domestico

Uno studio del Boston Consulting Group, "Lightening the mental load that holds women back" illustra che sulle donne gravano la maggior parte delle incombenze relative alla casa. Dati alla mano, il popolo femminile ha 2,5 volte in più la responsabilità per quanto riguarda le faccende domestiche.
La ricerca BCG offre qualche spunto suggerendo ad esempio, oltre all’opportunità di una organizzazione flessibile del lavoro, la celebrazione di role models e delle “dual-career couples” ossia delle coppie formate da entrambi i partner lavoratori. Se le aziendevogliono aumentare il numero di donne in posizione di leadership, devono supportarle nell'affrontare il peso della responsabilità domestica. In particolare, gli uomini in posizione di responsabilità devono farsi testimoni di un modello comportamentale e del cambiamento, sfruttando attivamente i programmi di lavoro flessibile ed il congedo di paternità.

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