Donne e scienza: il gap esiste anche nelle pubblicazioni scientifiche

Team Comunicazione
03-01-2020

Il gender gap esiste anche nelle pubblicazioni scientifiche: un articolo pubblicato a fine novembre 2019 su The Lancet e riportato dal Sole 24 Ore evidenzia che si continua a registrare un persistente divario di genere nell'accademia. Solo un autore su tre che ha pubblicato sulla rivista dal 2013 al 2018 è donna.

Sebbene il numero di autrici sia cresciuto in modo sostanziale dagli anni Sessanta a oggi, e il numero grezzo di pubblicazioni stia diventando sempre più uniforme quanto al genere, gli uomini continuano a dominare le ambite posizioni del primo e dell’ultimo autore (che in un articolo scientifico sono lasciate alla persona che ha dato il maggiore contributo alla ricerca o al coordinatore). Sono di più anche i singoli autori uomini, che le singole autrici.

 

Meno finanziamenti per le donne nella scienza

“Le differenze di genere nell’editoria accademica sono influenzate da sistemi iniqui che continuano a svantaggiare le donne e gli autori nel campo della salute globale” sostengono gli autori della ricerca. “Le donne hanno anche meno probabilità di ottenere finanziamenti.” Complessivamente sono stati considerati 5878 autori, tra cui solo il 2.020 donne (il 34,4%). In generale, la percentuale di autori unici donne è aumentata leggermente ogni anno, passando dalle 291 autrici (31,3% del totale) alle 524 del 2018 (36,4% del totale).

E le donne sono risultate sottorappresentate sia nella prima che nell’ultima posizione dell’autore, con rispettivamente 288 prime autrici (il 37,5% del totale) e 228 ultime autrici (il 29,7% del totale) di 768 autori. Infine, fra gli articoli ad autore singolo, meno del 30% (73 su 251) sono stati scritti da una donna.

Analizzando questi dati a seconda anche della posizione geografica, sono emerse maggiori disparità, con il più elevato divario di genere esistente tra chi lavora in paesi a basso reddito, dove solo 160 su 629 autori erano donne (il 25,4%). Fra i paesi a medio reddito la percentuale di donne sale leggermente, passando a 547 donne su 1842 autori (il 29,7%); mentre nei paesi ad alto reddito le donne sono il 37,5% degli autori, 1438 su 3833.

 

Elaborazione grafica de Il Sole 24 Ore – Infogram

 

Le autrici dello studio dichiarano: “I sistemi di ricerca influenzati da pregiudizi storici e sistemici vengono istituzionalizzati all’interno di strutture di ricerca e organizzazioni per limitare la progressione della carriera all’interno del mondo accademico. Troviamo evidenze che questi sistemi e processi patriarcali, etnici e coloniali influenzano chi ottiene finanziamenti, chi concettualizza e guida la ricerca e chi alla fine pubblica questi risultati.”

 

Donne role model nella scienza

Come si può dunque cambiare il corso del fiume? Uno dei modi è quello di far conoscere l’altra metà della storia della scienza a partire dalle scuole dell’obbligo, e questo per promuovere una presa di coscienza degli stereotipi che condizionano le scelte quotidiane (ad esempio, proporsi per un intervento in classe o per un progetto innovativo) e quelle future (iscriversi a un corso di laurea in ingegneria) o di sviluppare una lettura critica dei risultati scientifici.

 

Fabiola Gianotti, direttore generale del CERN di Ginevra

 

Le donne scienziate sono una minoranza e anche l'ONU si sta muovendo per spingere le ragazze a studiare materie scientifiche. Aumentare la percentuale di studentesse nelle materie STEM (per Science, Technology, Engineering, Mathematics) è il primo passo per cercare di avere un maggior numero di scienziate che, a loro volta, possano fornire dei modelli di ruolo per convincere altre ragazze ad intraprendere gli studi scientifici. Per l'ONU questa è una condizione necessaria per raggiungere entro il 2030 i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile.

L’esempio di Fabiola Gianotti, come quello di centinaia di sue colleghe ricercatrici, è importante: ma perché? Perché il 6 novembre 2019 è stata selezionata, per la seconda volta, come direttore generale del CERN di Ginevra: nel 2014 era stata la prima donna ad avere avuto tale incarico e oggi, con un mandato che durerà fino al 2025, è il primo direttore della storia in assoluto a vedere rinnovato il suo mandato. Un sodalizio, quello fra donne e scienza, che grazie a lei diventa duraturo.

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