Consob: crescono le donne nei CdA, ma le Amministratrici Delegate sono appena il 2%

Team Comunicazione
07-04-2021

La gender diversity nella composizione degli organi di amministrazione e controllo delle società quotate raggiunge a fine 2020 il massimo storico, riflettendo anche l’applicazione della Legge Golfo-Mosca, che ha consentito all’Italia di fare passi da gigante verso la chiusura di un divario in pochi anni anziché in svariati decenni. Non solo, i board italiani sono divenuti negli anni più giovani, con più elevati livelli medi di istruzione e varietà di background professionale. È quanto emerge dalla presentazione del IX Rapporto sulla corporate governance delle società quotate italiane, un flagship-report della Consob che permette di monitorare nel tempo l’andamento delle variabili del governo societario delle imprese quotate. Si tratta perciò di un vero e proprio termometro del funzionamento della corporate governance in Italia.

 

Mai così tante le donne nei CdA, ma le Amministratrici Delegate sono appena il 2%

La fotografia, vista in comparazione con quelle degli ultimi anni, delinea dati interessanti sulla diversity nei rinnovi dei Consigli di Amministrazione. Alla fine del 2020 la presenza femminile negli organi sociali degli emittenti quotati italiani raggiunge quasi il 39% degli incarichi di amministrazione e di controllo: le 76 società che hanno rinnovato la composizione dell'organo amministrativo nel 2020 mostrano una presenza media di quattro donne, pari al 42,8% del board. La presenza femminile rimane in ogni caso solo "marginalmente inferiore" nelle altre società, non solo in quelle che hanno effettuato l'ultimo rinnovo in applicazione della legge Golfo-Mosca, ma anche in quelle che in tale occasione non erano tenute ad applicare alcun criterio di riparto di genere (26 imprese). L’ingresso massiccio delle donne nei CdA è un dato positivo due volte, perché - come scrive Antonella Mariani sull'Avvenire - manda un segnale culturale al Paese e offre prospettive migliori alla ripresa economica, perché è accertato dalla stessa Consob che la maggiore differenziazione grazie alle nuove arrivate con età media più bassa e titoli di studio più alti ha garantito negli ultimi anni migliori performance economiche alle società.

 

Non tarda però ad arrivare una nota dolente: a fronte di un aumento della presenza delle donne nei board, le Amministratrici Delegate sono appena il 2% (accade in 15 società). Erano poco più del 3% del totale nel 2013, un dato che è addirittura lievemente peggiorato. Risulta invece in leggero aumento per le donne il ruolo di Presidente, comunque sotto il 4% del totale. L'obiettivo della parità di genere nelle figure apicali, insomma, non sembra ancora acquisito. Una ricerca sulla leadership femminile in Europa, realizzata dall’Associazione European Women on Board e di cui Valore D fa parte, mostra che il nostro Paese si distingue positivamente per il numero di donne nei CdA grazie all’impianto legislativo favorevole, ma negativamente per la leadership femminile nelle posizioni direttive apicali: il 17% contro il 33% della Norvegia e il 25% del Regno Unito. E sono proprio i ruoli che in azienda possono imprimere un cambiamento sostanziale a vantaggio di tutte le altre e di una società più inclusiva.

Per saperne di più leggi anche EWoB Gender Diversity Index 2020: la leadership femminile in Europa e in Italia

 

La distorsione dell'interlocking

Un’altra distorsione, più tecnica ma pur sempre preoccupante, è il fenomeno noto come interlocking: tradotto significa che le donne sono più frequentemente degli uomini titolari di più di un incarico di amministrazione: un caso su tre, secondo il rapporto della Consob. Si tratta di un dato negativo perché riduce il numero assoluto delle donne che fanno esperienza di ruolo di leadership e dimostra una minore predisposizione nell’esaminare nuovi profili. Emerge dal rapporto Consob che, dopo una sensibile crescita iniziale, l’interlocking femminile si è stabilizzato nell’ultimo triennio. È importante sottolineare come questa stabilizzazione del dato non sia venuta meno nel 2020, quando già un terzo delle società quotate si è trovata ad applicare la nuova quota di genere del 40%. Sono elementi che lasciano sperare per trend strutturale di diminuzione dell’interlocking e perciò di maggiore apertura nei tempi a venire.

 

Un dato positivo per futuro che mostra il Rapporto della Consob è che, dall’analisi dei curricula degli amministratori, già oggi le donne rappresentano il 20% dei consiglieri in possesso di una laurea in materie scientifiche e tecnologiche. In prospettiva, la domanda continuerà a crescere con l’applicazione della nuova e più alta quota di genere. Sarà allora fondamentale neutralizzare le distorsioni di genere che vedono tuttora nel mondo una sotto-rappresentazione delle donne nello studio avanzato in discipline STEM (science, technology, engineering, mathematics) e minor occupazione e retribuzione pur a fronte di rendimenti scolastici migliori in queste materie rispetto agli uomini.

 

Valore D, che da oltre dieci anni si impegna per l’equilibrio di genere e per una cultura inclusiva nelle aziende e nel Paese, sottolinea che a livello qualitativo permane un disequilibrio nella retribuzione e nella tipologia di incarichi per le donne nei board. Ma anche a livello quantitativo la loro presenza deve essere consolidata. Crediamo che per dare vita a un effettivo cambiamento in tale direzione occorra tempo. Fino a quando il mutamento non sarà consolidato, duraturo e intrinseco, le previsioni normative avranno il compito di favorire e accompagnare la formazione di una nuova cultura, per una maggiore, ma soprattutto migliore, inclusività.

 

Per saperne di più leggi anche EWoB Gender Diversity Index 2020: la leadership femminile in Europa e in Italia

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