Come sta l’Italia? Il Rapporto Istat sul benessere 2018

Team Comunicazione
20-12-2018

Nel complesso la percezione del benessere degli italiani migliora, ma non la soddisfazione per la propria vita. Il sesto Rapporto dell'Istat sul Benessere equo e sostenibile mostra progressi, che vanno dal lavoro alla conciliazione dei tempi di vita, al benessere economico e all'innovazione, con la maggior parte degli indicatori con variazioni positive.

 
Lavoro e conciliazione dei tempi di vita

Per quanto riguarda il settore lavoro e conciliazione dei tempi di vita, prosegue la fase di miglioramento, avviatasi nel 2014. I livelli di occupazione dei 20-64enni (62,3%) aumentano, ma a un ritmo più lento rispetto a quelli medi europei (72,2%), con un divario più ampio per le donne: ancora poco più di una donna ogni 2 ha un’occupazione contro il 72,3% degli uomini.

In media, circa la metà delle persone di 20-64 anni con formazione primaria risulta occupata (51%); la quota tra i laureati raggiunge il 78,2%. Tuttavia rallenta la partecipazione delle madri lavoratrici: su 100 occupate senza figli sono 75,5% quelle con figli in età prescolare, un rapporto in aumento nella fascia d’età 45-49 dove raggiunge quota 95,9%.

Inoltre le condizioni del Mezzogiorno rimangono comunque difficili: in Sicilia la quota di mancata partecipazione al mercato del lavoro raggiunge il 40,8%, un valore dieci volte maggiore rispetto a quello registrato, ad esempio, nella provincia autonoma di Bolzano.

 

Indice composito di Qualità del lavoro per ripartizione geografica. Anni 2010-2017. Italia 2010=100
Andamento della qualità del lavoro per ripartizione geografica. Anni 2010-2017

 

Inoltre non si arresta l’aumento del mismatch rispetto alle competenze. Nell’ultimo anno aumenta la quota degli occupati che possiedono un titolo di studio superiore a quello più frequentemente posseduto per svolgere quella professione (24,2%). Questo fenomeno coinvolge soprattutto gli occupati di 25-34 anni (37%), e in misura maggiore le donne (26%).

Nel 2017 le retribuzioni mostrano un andamento sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, mantenendo elevato il divario di genere, con circa 1 lavoratrice dipendente su 9 (11,7%) occupata con bassa paga rispetto a un rapporto di 1 su 12 se uomo (8,7%).

 

Benessere economico

Torna ai livelli del 2010-2011 il reddito disponibile pro capite alle famiglie,  ma con risultati inferiori alla media europea e del 7,8% alla media dell’area Euro. In peggioramento nel 2017 l’incidenza di povertà assoluta, basata sulla spesa per consumi, che riguarda il 6,9% delle famiglie (da 6,3% nel 2016) e l’8,4% degli individui (da 7,9%) mentre i dati sui redditi, riferiti al 2016, mostrano una lieve flessione della quota di persone a rischio di povertà (20,3% contro 20,6%).

 
Benessere soggettivo

Dopo il sensibile miglioramento osservato nel 2016, la soddisfazione per la propria vita presenta una nuova flessione nel 2017. Sono meno soddisfatte le donne (38,6% contro 40,6% degli uomini). L'ottimismo però non viene meno: migliorano i dati sulle aspettative per il futuro. È in lieve aumento la quota di individui che ritiene che la propria situazione migliorerà nei prossimi 5 anni (27,2%). E le aspettative positive sono più diffuse tra i giovani, nel Nord e tra gli uomini.

 

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