Banche e diversità di genere: i risultati dello studio di Banca d’Italia e Valore D

Team Comunicazione
07-02-2022

È noto quanto sia cresciuta negli ultimi anni l’attenzione verso la trasparenza delle aziende unita alla richiesta, da parte di investitori e consumatori, di pubblicazione di informazioni a carattere non finanziario, ovvero le informazioni attinenti ai temi ambientali, sociali e di governance (Environment, Social, Governance – ESG).
In particolare, la diversità di genere è una componente importante della strategia di sostenibilità delle imprese. Inoltre, l’evoluzione del quadro normativo di riferimento in ambito europeo - la normativa  prevede obblighi di rendicontazione per gli enti di interesse pubblico, incluse le banche -  e la crescente attenzione degli investitori su questi temi richiedono che le società adottino un approccio strutturato e integrato nelle proprie strategie, un nuovo modo di comunicare la responsabilità sociale e i valori, per valorizzare gli sforzi compiuti.

 

Su questo tema si concentra lo studio "La diversità di genere nelle dichiarazioni non finanziarie delle banche italiane", curato da ricercatrici di Banca d’Italia Emanuela Atripaldi e Alessia Musco e di Valore D Ulrike Sauerwald e Nicole Gila, sulle informazioni contenute nelle dichiarazioni non finanziarie di 36 banche italiane soggette agli obblighi di pubblicazione. I risultati mostrano che per la maggior parte delle banche italiane la D&I è un tema rilevante, anche se  emergono talune differenze nella profondità e nella modalità di illustrazione. 

L’analisi riguarda tre specifiche aree dei documenti di DNS:

  • il processo di analisi di materialità,
  • la modalità di gestione della diversità e inclusione (D&I)
  • la disponibilità di informazioni quantitative.

Per queste tre aree il lavoro identifica gli elementi che le banche potrebbero utilizzare per valorizzare le attività svolte nel campo della D&I, fornendo un quadro molto dettagliato e utile anche a valutare nel tempo le politiche di diversità e inclusione e misurarne l’efficacia, diventando uno strumento di supporto alle imprese nel monitoraggio delle proprie strategie per il raggiungimento della parità di genere. La misurazione dei risultati rappresenta pertanto uno strumento ulteriore attraverso cui le imprese sono in grado di dimostrare a tutti gli stakeholder il proprio impegno sui temi della sostenibilità.

 

 

Le Dichiarazioni Non Finanziarie come punto di partenza per la certificazione della parità di genere

Le comunicazioni societarie sugli aspetti legati alla sostenibilità (Environment, Social and Governance, ESG) permettono agli investitori e agli stakeholder di valutare la creazione di valore delle imprese nel lungo periodo e la loro esposizione ai rischi connessi a questo tema. Il D. Lgs. 254/2016 – recepito dall’emanazione della Direttiva 2014/95/UE – ha introdotto per gli Enti di Interesse Pubblico rispondenti a specifici parametri dimensionali, l’obbligo di redigere annualmente la Dichiarazione Non Finanziaria (DNF), un documento che valorizzi e rendiconti l’impegno, in termini di responsabilità sociale e ambientale, nel perseguire gli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 (i Sustainable Development Goals) delle Nazioni Unite e gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi. Relativamente ai profili di tipo sociale, sono richieste informazioni anche sulle azioni poste in essere per garantire la parità di genere. 

L’importanza della misurazione dei risultati diventa ancora più evidente in vista della certificazione di genere, un progetto previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che si inserisce all’interno del programma Next Generation EU. L’obiettivo è quello di accompagnare e incentivare le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il gap di genere in tutte le aree maggiormente "critiche": opportunità di crescita in azienda, parità salariale a parità di mansioni, politiche di gestione delle differenze di genere, tutela della maternità.

 

Leggi la pubblicazione di Banca d'Italia e Valore D intitolata "La diversità di genere nelle dichiarazioni non finanziarie delle banche italiane"

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