Un Manifesto per l’occupazione femminile

Harvard Business Review Italia
20/11/2017

Qual è la misura più efficace per supportare il talento femminile in azienda? Meglio adottare misure di supporto alla maternità o lo smart working? Meglio introdurre quote di genere o sensibilizzare il “top management” – quasi sempre maschile – su questi temi? Spesso le aziende, anche quelle armate della migliore volontà, non riescono a ottenere progressi significativi in termini di diversità e inclusione di genere perché adottano misure singole, molto spesso volte a gestire situazioni particolari senza che tali misure vengano inserite nei piani aziendali di medio e lungo periodo e, soprattutto, senza che vengano inserite nell’agenda strategica del vertice aziendale. Per cercare di cambiare direzione, 6 imprese associate a Valore D hanno sottoscritto, dopo aver contribuito a concepirlo partendo da più di 1.000 “buone prassi”, il Manifesto per l’occupazione femminile. Si tratta di un documento di impegno programmatico in 9 punti – legati agli indicatori del bilancio integrato, i GRI – che copre tutti i principali snodi della carriera delle donne in azienda.
Dall’assunzione – le aziende si impegnano ad avere una rosa di candidati equamente distribuita per genere per le posizioni in ingresso; alla progressione di carriera le aziende si impegnano, compatibilmente con le proprie specificità di settore e dimensionali, a favorire un piano di incremento della presenza femminile nelle posizioni di rilevanza strategica; al sostegno specifico durante il momento in cui più donne lasciano il lavoro – le aziende riconoscono la necessità di impegnarsi a offrire un supporto alla genitorialità, sia in termini di congedi che di modalità di lavoro flessibili e welfare aziendale, per mamme e papa.
Questi impegni però potrebbero restare sulla carta se non ce ne fosse un altro fondamentale e cioè quello di monitorare la presenza femminile al proprio interno attraverso gli indicatori principali, come il tasso di dispersione nella crescita professionale 0 il divario salariale.
Perché Valore D ha sentito la necessità di formalizzare questi principi in un Manifesto e ha chiesto alle proprie aziende di firmarlo? Basta guardare qualche numero per capire quanto tali impegni siano necessari: ancora oggi meno di una donna su due lavora e a ogni “gradino professionale” c’è una dispersione superiore al 10%. La differenza salariale media tra uomini e donne è circa del 20% a parità di posizione.
C’è sicuramente molta strada da fare. Valore D è convinta che gli impegni del Manifesto, se presi da tutte le aziende italiane, contribuirebbero in maniera determinante a cambiare la situazione dell’occupazione femminile. La sottoscrizione degli impegni di cui sopra però non basta, da sola, a cambiare il quadro. Infatti, anche se le donne potrebbero entrare e crescere più facilmente nelle aziende che hanno sottoscritto gli impegni, le stesse si troverebbero comunque a dover fare i conti con una realtà in cui mancano i modelli di riferimento, necessari ad assicurare che le ragazze più giovani possano prendere ispirazione da donne in ruoli apicali. Ad oggi, solo un manager su tre è una donna e nei primi riporti aziendali solo una su cinque.
Avere donne in posizioni apicali quindi è importante, così come avere vertici aziendali sensibili al tema. In base a una recente ricerca (BCG , “Women at thè top” 2016) infatti le donne ritengono che sia la cultura aziendale il principale freno alla propria crescita. Senza il coinvolgimento dei top manager, il tema della diversità e dell’inclusione non entra nell’agenda strategica.
La sfida che le aziende associate a Valore D hanno saputo e voluto cogliere è proprio questa.
Trenta presidenti e amministratori delegati di aziende associate a Valore D hanno firmato il Manifesto in un evento a Roma il 12 settembre scorso alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi e del viceministro dello Sviluppo Economico, Teresa Bellanova.
Il Manifesto ha anche ricevuto l’endorsement del G7.

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