Smart working e famiglia i rischi senza condivisione

Il Messaggero
21/03/2020

Articolo di Maria Lombardi

 

La chat con i colleghi, e in sottofondo il delirio. «Mamma, posso ripeterti storia? Nell’800 a.c, in Etruria si sviluppò la civiltà degli Etruschi…». Il capo sollecita la mail e il più piccolo «mamma, ho fame». Sta per iniziare la web conference, «cara, ma i calzini posso metterli in lavatrice a 40 gradi?». O peggio: «Papà, dov’è la mia maglietta del calcio?». «Chiedilo a mamma». E peggio ancora: «Papà, puoi chiamare mamma?». Che intanto scrive, risponde e si affanna tra le richieste dentro casa e fuori. Quasi quasi c’è da rimpiangere la scrivania, la luce al neon e il caffè della macchinetta. Tutti vicini, sempre insieme, e già questo non è facile. Se poi tutti si rivolgono a lei, magari nello stesso momento, ecco che il sovraccarico diventa troppo. Con lo smart-working una donna su tre lavora più di prima.

Lo rivela la ricerca #IOLAVORODACASA condotta da Valore D con l’obiettivo di analizzare come è cambiato il lavoro in Italia con l’emergenza coronavirus. L’indagine fatta su un panel di oltre 1300 lavoratori, dipendenti, e non solo, di multinazionali e Pmi. Gran parte delle aziende hanno fatto ricorso al lavoro a distanza per tutelare la salute dei dipendenti e dare continuità al proprio business. Oltre il 93% degli intervistati sta infatti lavorando da casa.

Il rischio per le donne è che lo smart working si traduca in extreme working. Dall’analisi risulta che il 60% delle intervistate era già abituato a lavorare in modalità “lavoro agile”, con flessibilità di orario e spazi. Ma l’ufficio in casa richiede una grande disciplina personale, una postazione di lavoro tranquilla e isolata, orari determinati. E non è facile ritagliarsi spazi, tempo e tranquillità se accanto c’è chi studia, chi lavora e chi gioca. Le donne faticano a trovare un equilibrio tra lavoro e vita domestica e sono più impegnate di prima. Gli uomini se la cavano meglio, uno su cinque ammette di trovare difficoltà e di sentire un carico maggiore di prima. «La ricerca conferma che la responsabilità della cura famigliare continua a gravare in prevalenza sulle donne che, soprattutto in questa situazione di emergenza, fanno fatica a conciliare la vita professionale con quella personale. Sarebbe invece auspicabile che proprio momenti di crisi come questi potessero aiutare a sviluppare una maggiore corresponsabilità genitoriale che alleggerisca la donna dal duplice carico famigliare e professionale», commenta Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D, l’ associazione di imprese in Italia – 200 ad oggi, per un totale di più di due milioni di dipendenti – che da dieci anni si impegna per l’equilibrio di genere.

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