Se il boss non ha l’ufficio

Luisa Simonetto - Elle
19/02/2018

Cambia postazione ogni giorno Silvia Candiani, Ceo di Microsoft Italia. Il suo motto: dream big, sogna in grande. Perché ci vogliono ambizione e tenacia per ottenere ottimi risultati. Ma anche empatia: la tecnologia, infatti, è anche emozione e creatività. Avete capito, ragazze?

A PORTA VOLTA, quartiere milanese tra i più smart, ha trovato casa la nuova sede di Microsoft Italia. L’edificio tutto vetrate firmato Herzog & de Meuron, che sembra voler abbattere le barriere, è diventato un polo di attrazione per professionisti e appassionati di tecnologia, ma anche per dirigenti scolastici e studenti. Da febbraio 2017, sono stati già 75 mila i visitatori, entusiasti di scoprire gli ultimi prodotti Microsoft, dai laptop ai giochi per la Xbox. Da qualche mese, a Microsoft House (in effetti l’architettura del building evoca le “casette” disegnate dai bambini) è arrivata la nuova amministratrice de legata: Silvia Candiani, 47 anni, laurea in economia e commercio alla Bocconi, sposata con due figli. Per Silvia si tratta di un rientro in Microsoft (e in Italia) che la entusiasma. Impegnata a favore della leadership al femminile – è tra le fondatrici di Valore D – è ora a capo di 850 dipendenti tra Milano e Roma. «Sono orgogliosa di guidare un team che sta portando innovazione nel nostro Paese, dalle aziende, pubbliche e private alle medie-piccole imprese fino al sistema scuola». Qui ci racconta come si amministra la filiale di un colosso del tecno, cambiando postazione di lavoro anche ogni giorno, con tenacia e intuito. Gli step della sua carriera? «Dopo l’università, ho lavorato in McKinsey per 5 anni, poi in San Paolo Imi per un anno; mentre ero lì, mi ha chiamata Omnitel, che era stata formata da poco. Ci sono stata per 11 anni, nel frattempo era diventata Vodafone, con vari incarichi, da responsabile della customer base dei clienti a direttore marketing. Otto anni fa sono entrata in Microsoft. Mi sono prima occupata del mercato consumers online: ero responsabile per l’Italia della vendita della pubblicità. Poi sono diventata responsabile marketing e operations della filiale italiana, un ruolo da Chief of operations. Tre anni fa è arrivata la mia prima esperienza davvero internazionale: ho guidato la divisione consumer e channel di Est e Centro Europa, un’area di 33 Paesi. Ora, eccomi qua». Che tipo di capo pensa di essere? «Non ho un ufficio, qui siamo tutti in open space, anch’io cerco di ruotare e di sedermi a volte in un dipartimento, a volte in un altro. Se incontro clienti o ho riunioni più confidenziali, riservo una sala. Come capo, ascolto molto. E chiedo spesso: qual è il segno che vogliamo lasciare, come team, come individui? Mi piace darmi obiettivi sfidanti e arrivarci con la squadra. Per me è importante che ciascuno sia responsabile di quello che fa, in primis io. In Microsoft si parla molto di Growth Mindset, voglio vedere la ricerca e l’ambizione. In un’azienda tecnologica come questa, è normale far partire dieci iniziative: cinque riescono subito e cinque no, bisogna insistere. Non mi piace che non ci si provi nemmeno». Ha un team ristretto con lei? «Siamo in 12, metà uomini, metà donne. Degli 850 di pendenti, età media 41 anni, il 30 per cento è donna, comunque sopra alla media nazionale e anche europea. Nelle posizioni di marketing e comunicazione, si sale al 50. Nell’area tecnica molte di meno, ma i segnali sono incoraggianti». Com’è essere donna e capo? «Si parla molto delle skill richieste a un leader oggi: capacità di ascolto, empatia, tratti dove noi donne siamo molto capaci. E di un modello di leadership collaborativo: l’abbiamo nel Dna. Io ho sempre lavorato in aziende giova ni, dinamiche, meritocratiche, non ho mai fronteggiato situazioni di risenti mento verso un capo donna. Il punto è diventarlo, capo: una donna ha meno facilità nell’autovalorizzarsi.

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