L’Italia sta lasciando indietro le donne

Il Sole 24 Ore
08/03/2021
Letizia Giangualano

La pandemia pesa sull’occupazione femminile. Il W20 e il G20 sono l’occasione per riportare al centro dell’attenzione le pari opportunità sul lavoro.

Una recessione pesantemente al femminile, tanto che è già stato coniato il termine ad hoc: ‘she-cession’. E lo è sotto molti punti di vista, a partire dai posti di lavoro persi e dal divario salariale crescente, fino ad arrivare all’aumento dei lavori di cura non retribuiti e ad un welfare sempre più assente. A conti fatti questa pandemia sta rimettendo l’orologio delle donne indietro di qualche anno, se non quando di decenni.

Certo, è ancora troppo presto per valutare a pieno gli effetti della crisi da Covid-19 sul mondo del lavoro, ma qualche indicazione chiara l’abbiamo già avuta, come nel caso dei dati Istat pubblicati lo scorso febbraio: s u 101mila nuovi disoccupati, 99mila sono donne. Un disastro annunciato in realtà, visto che già lo scorso giugno l’Ispettorato del lavoro segnalava che 37.611 lavoratrici neo-genitrici si erano dimesse nel corso del 2019. E non stupisce dal momento che solo il 21% delle richieste di part time o flessibilità lavorativa, presentate da lavoratori con figli piccoli, è stato accolto.

Il ruolo delle aziende

È chiaro però che della questione dell’occupazione femminile occorre farsi carico in modo trasversale e strategico, attivando più agenti di cambiamento possibili. Non solo politici. Paola Mascaro, presidente di Valore D, è attualmente alla guida del G20 Empower, il tavolo di lavoro nato per costruire e mantenere una rete all’interno del settore privato per identificare le sfide, condividere le lezioni apprese e le buone pratiche a supporto di una maggiore equità nell’avanzamento della leadership femminile.Dall’Osservatorio privilegiato sul settore privato che è Valore D, Mascaro spiega: «Ci sono barriere strutturali che fanno parte del sistema-Paese e afferiscono a una decisionalità politica, come la mancanza di infrastrutture, a cui alcune aziende hanno cercato di compensare con nidi aziendali e benefit. Poi ci sono barriere culturali, che fanno capo al modello patriarcale in sottofondo, per cui il lavoro sarebbe più importante per l’uomo che per la donna, e fa sì che il carico di cura resti per il 75% sulle spalle delle donne».

 

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