Il piano c’è, ma serve una spinta

Luisa Adani - Corriere Economia
03/07/2017

Se un piano di welfare aziendale non soddisfa i propri collaboratori che senso ha? Se lo è chiesto Valore D, l’associazione di grandi imprese che promuove la diversità e l’inclusione di genere. Con l’obiettivo infatti di disegnare una «policy perfetta» ha organizzato i WelfareLab, momenti di confronto sul tema a cui hanno partecipato un centinaio di aziende, e sviluppato un’indagine conoscitiva interna fra le realtà associate (71 aziende con un fatturato medio di 4,5 miliardi di euro e con 10.000 dipendenti in media).

Secondo i risultati ottenuti l’87% delle aziende considerate ha attivato un piano di welfare aziendale: l’ha fatto per favorire il benessere dei propri collaboratori il 97%, per essere di supporto ai figli dei dipendenti, il 76% e per offrire sostegno ai loro familiari il 39% (le risposte potevano essere multiple). Per quanto riguarda il benessere dei dipendenti l’attenzione si concentra sulla prevenzione e la salute (93%), il tempo libero (67%) e la formazione (57%); per i figli ci si focalizza sull’integrazione economica agli studi (68%) e a pari punteggio verso le attività di orientamento e quelle di baby sitting (38%); per il sostegno ai familiari i servizi più diffusi riguardano l’assistenza domiciliare (51%), la ricerca badanti (33%) e le residenze assistite (18%).

.

Associarsi
Entra in un network di oltre 180 aziende, accedi a esclusivi percorsi di formazione e scambia best practice con le altre imprese associate.
scopri di più
ENG