I numeri non hanno sesso

Elle
11/02/2021
Roselina Salemi

Non c’è nulla che impedisca alle ragazze di comprendere la matematica e le discipline scientifiche, eppure molte pensano di non poterci riuscire. Quando capiscono che invece possono? Se incontrano donne “straordinariamente normali” “Non proponiamo stratosferiche top manager; ma modelli accessibili, carriere e alle giovani si apre un mondo”.

 

Fields, diceva: «Se pensi che non ce la farai, la tua mente non lavora bene, non ci prova nemmeno». Anche se a volte basta un piccolo incentivo, come la deliziosa miniserie La regina degli scacchi su Netflix (62 milioni di connessioni, un successo planetario) che ha fatto imprevedibilmente salire le richieste di scacchiere su eBay (più 250 per cento) e le vendite di libri sulle strategie di gioco (più 603 per cento) anche tra le ragazze, Elizabeth Harmon, geniale mente matematica, è un personaggio inventato, ma potrebbe esistere, un giorno. La strada è lunga e difficile, non solo negli scacchi. In agguato cè “leffetto Matilda”: così la storica Margaret Rossiter ha definito lesproprio dei risultati scientifici delle donne da parte dei colleghi maschi. «Considero il Nobel per la Chimica a Emanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna per lediting genetico un gesto di giustizia poetica, un tardivo risarcimento a centanni dalla nascita di Rosalind Franklin, che è stata fondamentale per la scoperta della “doppia elica”, legata purtroppo ai soli nomi di Watson e Creek, Nobel nel 1962: un furto scientifico. Lhanno sminuita e cancellata», sottolinea Paola Mascaro, presidente di Valore D, associazione di imprese che promuove lequilibrio di genere. «Oggi cè ancora tanto da fare. In Italia le donne sono il 22 per cento degli iscritti a Ingegneria e il 13 per cento appena a Informatica. I dati Onu globali non sono confortanti: solamente il 30 per cento delle studentesse sceglie discipline Stem, e scendiamo al 3 per cento nelle tecnologie digitali che domineranno il futuro del lavoro. Stiamo disegnando la società dellintelligenza artificiale e, se incoraggiamo gli stereotipi anche nella programmazione, possiamo replicare gli errori. Abbiamo già evidenze negli algoritmi per il riconoscimento facciale e nel reclutamento del personale. Prendiamo gli assistenti vocali: le voci sono tutte femminili, quasi un segno di sudditanza».

“Non top ma carriere Alle si apre Come superare il gap? La Fondazione Grtygia Business School, piattaforma di formazione manageriale nata a Siracusa da unidea di Lucrezia Reichlin, in primavera lancerà il percorso di mentoring YEP (Young women empowerment program). Lo slogan è: 100 studentesseper 100 manager. Le ragazze iscrittea facoltà Stem del Sud saranno accompagnate per tre mesi in un percorso di connessione personale/professionale e aiutate a orientare le scelte accademiche e di carriera. Paola Mascaro indica tre vie per un progresso significativo: più presenza femminile nelle facoltà tecnico-scientifiche, forte alleanza con la scuola («Dobbiamo in-segnare alle ragazze a essere più coraggiose, piuttosto che perfet-te») e comunicazione attraverso role model. Va in questa direzio-ne Inspiringgirk, progetto attivo in 17 nazioni accolto da Valore D per affrontare il problema dello stereotipo. Ha già raggiunto 30.000 studenti e 350 scuole medie con il contributo volontario di oltre 900 role model in tutta Italia. Racconta Barbara Falcomer, direttore generale di Valore D: «Inspiringgirls sta a metà tra leducazione civica e le materie Stem. Tra le bambine di 7-12 anni, il 50 per cento considera la matematica «divertente e piacevole», ma a 11-14 la percentuale scende al 31 per cento: lo stereotipo ha fatto già il suo lavoro. A questa età si decide il percorso di studi e si creano preferenze di genere verso alcune materie. Noi reclutiamo avvocate, professioniste, imprenditrici dispostea offrire la loro esperienza, a parlare agli studenti e rispondere alle loro domande. Non proponiamo stratosferiche top manager ma donne “straordinariamente normali” che hanno centrato i loro obiettivi. Modelli accessibili, carriere possibili. Lo sguardo delle ragazze cambia, si illumina quando capiscono che si può. A uningegnera dellEni, che lavora sulle piattaforme petrolifere, hanno chiesto: “Ha figli? Riesce ad avere una famiglia?”. A Roma, una dodicenne velata (apparteneva a una comunità musulmana) ha detto: “È il giorno più bello della mia vita”. Le si era aperto un mondo». Questa è la battaglia da combattere mobilitando quante più energie possibili, dallo sport, dallo spettacolo ai media. E infatti, alla campagna #MTRolemodel contro la discriminazione di genere hanno prestato volti e parole anche lattrice Cristiana Capobandi, la nuotatrice paralirnpica Arianna Talamona, la prima ballerina della Scala Nicoletta Manni e la digitai content creator Muriel.

proponiamo stratosferiche manager; modelli accessibili, i giovani mondo”

La maggioranza (67 per cento) di chi ha partecipato a Inspiring girls dichiara che la role model è stata importante per prendere decisioni sul futuro (il 72 per cento delle ragazze e il 62 per cento dei ragazzi). Il 24 per cento ha capito di poter scegliere qualsiasi tipo di lavoro. Nelle scuole del Sud, i ragazzi hanno recepito il messaggio “non ci sono impieghi da maschi e da femmine” (il 13 per cento rispetto alla media dell’8 per cento del resto dItalia). «Certe volte basta una frase a far danno. Prima ce ne rendiamo conto, prima possiamo cambiare le cose», insiste Lorella Carimali. «Alle mie studentesse ripeto che possono rischiare, mettersi in gioco, cadere. E migliorare. Una mi ha chiesto: “Che cosa consiglia a noi che stiamo ancora elaborando il nostro sogno? Ho risposto: mi auguro che troviate la radice quadrata della vostra vita».

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