Effetto Matilda | Perché dobbiamo colmare il gap di genere nel settore tecnico-scientifico

Harvard Business Review
25/01/2021
Paola Mascaro

L’effetto Matilda è il fenomeno per cui, soprattutto in ambito scientifico, i risultati di una scienziata donna vengono attribuiti, del tutto o in parte, a un collega uomo. Questi pregiudizi sono purtroppo assai diffusi ancora oggi, nonostante decenni di battaglie vinte e di passi in avanti per la parità di genere.

 

La permanenza dello stereotipo che vuole le donne poco adatte allo studio delle discipline tecnico-scientifiche ce la confermano i numeri. Secondo il CENSIS, nel 2019 le laureate in Italia sono state il 56% del totale, ma salgono addirittura al 60% se consideriamo gli iscritti ai corsi di specializzazione e ai master. Ciò nonostante, se guardiamo all’ambito STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), i dati sono ben diversi: le donne rappresentano solo il 22% degli iscritti a ingegneria e addirittura il 13% degli iscritti a informatica: meno di un quinto. A livello internazionale il quadro è un po’ più roseo, ma c’è ancora tantissimo lavoro da fare: secondo i numeri del World Economic Forum, solo un terzo dei ricercatori in campo scientifico, nel mondo, sono donne.

Favorire la presenza femminile negli ambiti STEM non contribuirebbe solo a risolvere il problema del gender gap in uno dei settori chiave per il futuro della società, ma avrebbe effetti nettamente positivi per l’economia. Secondo le ricerche condotte dall’EIGE, l’Istituto Europeo per la parità di genere, colmare il divario fra uomini e donne nelle professioni tecnico-scientifiche “contribuirebbe a una crescita del PIL europeo pro-capite del 2,2-3%” nei prossimi 30 anni.

E non ci sono soltanto vantaggi macroeconomici: già nel 2015 uno studio chiave condotto da McKinseyWhy Diversity Matters, aveva mostrato un dato particolarmente interessante: le aziende con una maggiore presenza femminile nei ruoli chiave hanno una probabilità del 15% maggiore di registrare fatturati superiori alla media nazionale. Aumentare la presenza di donne in ruoli scientifici di alto livello, cioè nei settori che oggi contribuiscono di più all’innovazione e sono spesso il driver principale dei ricavi aziendali, non può che contribuire ulteriormente a questa tendenza.

 

 

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