«Corriamo da sempre con il freno tirato ma ora stiamo recuperando terreno»

Giusy Franzese - Il Messaggero
22/01/2018

È una del 3% delle donne italiane che ce l’ha fatta ad abbattere l’ormai famoso tetto di cristallo: Sandra Mori dal 2010 è General Counsel Coca-Cola Europe, in pratica è il capo degli affari legali del gruppo in tutti i paesi dell’Unione Europea. Crede così tanto nella parità di genere, che nel suo team il 60% sono donne. Sandra Mori è anche presidente di Valore D, l’associazione di grandi imprese creata in Italia per sostenere la leadership femminile in azienda.

Sorpresa dal dato Onu sul 23% di differenze salariali tra uomini e donne nel mondo?

«No, per niente. Coincide con quello che vedo praticamente tutti i giorni. La parità è un obiettivo difficile da raggiungere».

Dipende da un retaggio storico e culturale, dal fatto che le stanze dei bottoni restano prevalentemente in mano agli uomini, oppure qualche colpa ce l’hanno anche le donne?

«Le donne sono entrate nel lavoro qualificato molto più tardi rispetto agli uomini. E il fatto di essere fisicamente meno forti non le ha aiutate nemmeno nei lavori più manuali. Sicuramente c’è un retaggio storico e culturale difficile da abbattere. Pensiamo ai libri delle scuole elementari, quelli di adesso del 2018: nei problemi di matematica troviamo ancora la domanda quanti piatti lava la mamma?. Ma c’è anche un’altra causa».

Quale?

«Le donne in questi anni hanno fatto carriera in posizioni di staff, nel personale, negli uffici legali, nella finanza. Si tratta di posizioni meno pagate rispetto a quelle operative, ad esempio il direttore di stabilimento».

Crede sia una scelta delle donne? Mancanza di ambizione o un approccio meno totalizzante rispetto al lavoro?

«Per secoli gli uomini sono stati stimolati a coltivare l’ambizione, le donne a reprimerla. Ma adesso le cose stanno cambiando. Sono sempre di più le donne che vorrebbero arrivare ai gradini più alti, direttore generale o amministratore delegato. Rispetto agli uomini però, per tutte le cause di cui abbiamo già parlato, le donne corrono con il freno a mano tirato. Ma stiamo recuperando».

Lei come ha fatto?

«Bisogna liberarsi dei sensi di colpa. Ho due figlie, sin da piccolissime le ho affidate alle baby sitter e non mi sono mai sentita una cattiva madre. Lo dico anche alle mie collaboratrici: tutto il resto del mondo cercherà di farti sentire in colpa, tuo marito, tua madre, tua suocera, anche questo è un retaggio culturale della nostra società. Ma bisogna andare avanti con determinazione».

L’Italia, secondo Eurostat e Ocse, sta messa meglio di tanti altri Paesi per quanto riguarda le differenze salariali di genere: solo il 5,5%. Nemmeno questo dato la sorprende?

«In realtà si. Ma c’è una spiegazione: si fa la media tra lavoro pubblico – dove la parità salariale è per legge – e quello privato. Nelle aziende private, secondo i dati di Valore D siamo al 19,5%».

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