Con lo smart working non cambia la condivisione dei lavori domestici. Anzi…

Corriere La 27esima Ora
23/03/2020

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Il carico familiare continua a gravare sulle donne è la risposta vissuta che arriva dalla ricerca di Valore D (l’associazione a cui aderiscono 200 azienda – per un totale di più di due milioni di dipendenti e un giro d’affari aggregato di oltre 500 miliardi di euro – impegnata per l’equilibrio di genere e per una cultura inclusiva nelle organizzazioni ) che ha coinvolto 1300 lavoratrici e lavoratori, dipendenti e non di multinazionali e PMI.

Dalle risposte a #IOLAVORODACASA emerge che, in questo periodo, 1 donna su 3 lavora più di prima e non riesce, o fa fatica, a mantenere un equilibrio tra il lavoro e la vita domestica. Tra gli uomini il rapporto è di 1 su 5. L’analisi racconta che il 60% del campione femminile dipendente era già abituato a lavorare in modalità “lavoro agile”, con flessibilità di orario e spazi.

Se qualcuno pensava che lavatrici, giochi con i figli e spadellamenti potessero andre d’accordo con call, riunioni virtuali e concentrazione necessaria per lavorare ecco che alla prova dei fatti queste idee vanno in fumo. Lo smart working, come più volte ribadito, richiede una grande disciplina personale, la ricerca di una postazione di lavoro tranquilla e isolata, orari determinati – tutti aspetti non facili da mettere in atto in un momento di convivenza familiare forzata.

«La ricerca conferma che la responsabilità della cura familiare continua a gravare in prevalenza sulle donne che, soprattutto in questa situazione di emergenza, fanno fatica a conciliare la vita professionale con quella personale», dice Barbara Falcomer, direttrice generale di Valore D. «Sarebbe invece auspicabile che proprio momenti di crisi come questi potessero aiutare a sviluppare una maggiore corresponsabilità genitoriale che alleggerisca la donna dal duplice carico famigliare e professionale».

E come la stanno vivendo le lavoratrici? Sembrano avere una forte tenuta emotiva: oltre il 60% delle donne che ha risposto ha espresso sentimenti “positivi e di rinnovamento”. Il restante 40% , però, vive questo periodo con “ansia, rabbia e confusione”.

La generazione delle Millennials si sente molto più confusa rispetto alle Baby Boomers (22.8% le prime contro il 6% delle seconde). La “resilienza” è un aspetto che caratterizza in modo importante la fascia femminile sopra i 40 anni. Oltre il 48% di loro ha espresso una forte capacità di affrontare e superare questo periodo di difficoltà, contro l’11% delle donne sotto i 30 anni. In compenso, la “speranza” è un sentimento trasversale che in questo momento accumuna le donne di tutte le generazioni con un leggero incremento tra chi ha meno di 40 anni.

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