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Sala Stampa

09.10.2017

Middle manager si raccontano

L'Impresa

Tag:

Leadership Femminile

Quote Rosa

Ritratti di donne lungo il loro percorso di affermazione professionale

Angela Tessa - ingegnere, da diciotto anni in Avio Aereo e dallo scorso aprile responsabile Qualità per lo stabilimento di Rivalta di Torino - racconta il proprio percorso e la sua visione della vita aziendale. Da dove sono partita e dove sono arrivata. Mi sono laureata al Politecnico di Torino in Ingegneria meccanica, quindi un percorso fin da subito anomalo per una donna, considerando che mi sono laureata 18 anni fa. A 6 giorni dalla laurea sono stata contattata da Avio Aero, che allora si chiamava Fiat Avio, e dopo tutto l’iter di selezione è iniziata la mia avventura nel mondo dell’aeronautica. All’inizio ho lavorato in direzione tecnica come design engineer dei sistemi di controllo per i motori aeronautici. Ho avuto poi la possibilità di sviluppare ulteriormente le mie competenze passando due anni negli Stati Uniti in General Electric. Nel 2004 sentivo la necessità di avere un contatto più stretto con i clienti. Nel periodo in cui ero stata in direzione tecnica, infatti, avevo avuto l’opportunità di seguire l’integrazione motore-velivolo: lì mi ero accorta che mi piaceva molto stare al campo volo, verificare che le leggi di controllo funzionassero e interfacciarmi con il cliente finale. Così mi sono spostata nel Program Management, dove sono poi rimasta dodici bellissimi anni, seguendo clienti e programmi diversi e dove le mie competenze tecniche mi hanno permesso di performare al meglio anche in questo settore. La visione strategica che ho seguito. Ciò che mi ha sempre caratterizzata è stata la passione per quello che faccio e il coraggio di fare delle scelte. La strategia che ho adottato è stata quella di ponderare molto bene i prò e i contro prima di prendere una decisione, da un punto di vista sia pratico sia di carriera. Ho sempre analizzato bene i rischi senza però farmi paralizzare da questi: una volta intrapresa una strada, sono rimasta fecalizzata, senza lasciarmi scoraggiare da eventuali ostacoli. Gli snodi più complicati da gestire. Gli snodi più complessi sono stati sostanzialmente tre: il primo è stato quando ho scelto di uscire dall’ingegneria, una mia zona di comfort, abbandonando un ruolo più tecnico per il quale avevo studiato per spostarmi in un ruolo più gestionale. Un altro snodo importante è stato quando ho scelto il rientro anticipato dalla mia seconda maternità. Si era venuta a creare una situazione in azienda per cui era importante che ritornassi prima del previsto: il mio capo aveva dato le dimissioni. Mi ha fatto molto piacere che, pur essendo in maternità, avessero pensato a me per ricoprire quella posizione e quindi ho deciso di accettare la sfida e rientrare in anticipo. L’ultimo snodo importantissimo è stato quello dell’aprile scorso, quando sono di nuovo uscita dalla mia zona di comfort del program management per diventare la responsabile della Qualità dello stabilimento di Rivalta: un mondo completamente nuovo per me. Che cosa mi ha supportata di più. La capacità di sopportare le difficoltà lavorative e personali e non arrendersi mai. Mi piace definirmi una persona resiliente: sopporto gli urti - anzi, molto spesso, mi permettono di andare avanti più forte di prima. Vivo le difficoltà come occasione di crescita e credo che sia il momento di cambiare quando è tutto facile e semplice perché vuoi dire che non si sta più imparando. Ho avuto la fortuna di incontrare lungo il mio percorso dei capi illuminati che, anche durante il periodo di maternità, mi hanno dato la possibilità di non uscire dai giochi e, al contrario, hanno visto nel fatto che io fossi una donna una diversità che diventava un elemento di accrescimento per l’organizzazione. Dove voglio Arrivare. Non ho in mente un ruolo o una posizione precisa. Quello che è certo è che voglio continuare a imparare. Devo potermi continuare a divertire nello svolgere il mio ruolo e trasformare il mio lavoro nel mio hobby. Voglio continuare ad appassionarmi a quello che faccio. Che cosa si perderebbe l’azienda se non mi facesse crescere. Si perderebbe un leader molto inclusivo, molto determinato e che crede moltissimo nel lavoro di squadra. Lavoro in un’azienda molto grande e complessa: mi piace pensare all’azienda come a un corpo umano dove ogni organo è fondamentale e se uno non funziona tutto il corpo inevitabilmente ne risente.

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11.02.2014

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