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Sala Stampa

01.03.2018

DONNE alla conquista del mondo - FANNO CRESCERE L’ECONOMIA

Tiziana Triperi - Millionaire

Tag:

Gender Diversity

Leadership Femminile

Il gender gap resiste in tutto il mondo, ma qualcosa si sta muovendo. Per superarlo? Iniziamo a ribaltare la prospettiva. E guardiamo le donne come elemento cruciale per la crescita economica. Primo passo: leggete le storie che abbiamo raccolto per voi

Per la prima volta in 47 anni l’agenda del World Economic Forum, il grande meeting internazionale su temi politici ed economici che si tiene a Davos a fi ne gennaio, è stata dettata da 7 donne, 7 grandi personalità della società, della politica e dell’economia mondiale. Tra esse, Christine Lagarde, numero uno del Fondo monetario internazionale, e Fabiola Gianotti, direttrice generale del Cern di Ginevra. Una donna, Margrethe Vestager, commissario europeo alla concorrenza, colei che ha sfi dato i colossi digitali come Google e Apple, potrebbe essere il prossimo presidente della Commissione europea. C’è chi dice che il 2018 sarà l’anno delle donne. Ma il cosiddetto gender gap , la disparità tra uomini e donne nelle opportunità, nelle possibilità di carriera, nei salari, è ancora ampio. Ci sono poche donne nel mondo del lavoro e della politica. Poche imprenditrici, poche startupper. La McKinsey ha calcolato che, se si iniziasse a restringere il gap, si potrebbero aggiungere 12 trilioni, 12mila miliardi di dollari al Pil del mondo. «Se guardiamo l’Italia, nella classifi ca del Global Gender Report il nostro Paese si trova al 118° posto su 144. Siamo crollati di 32 posizioni dal 2015, e addirittura, sul fronte lavoro, peggio rispetto al primo anno di pubblicazione del rapporto, nel 2006» ci spiega Alessandra Casarico, professore associato di Scienza delle Finanze alla Bocconi, esperta in Economia di genere. Se guardiamo il Rapporto Ocse 2017 sulla disuguaglianza di genere, le donne sono solo un terzo del totale dei manager e l’Italia, con il 26%, si trova al di sotto della media Ocse. Le ragioni? «Molteplici» continua Casarico. «Da una parte, il problema della carenza di politiche destinate a sostenere la presenza delle donne nel mercato del lavoro. Dall’altra, il fatto che all’interno della famiglia, le donne dedicano più ore degli uomini alla casa e ai fi gli. Se consideriamo come ore di lavoro la somma del lavoro remunerato e di quello di cura, l’Italia è il paese con la maggiore differenza tra uomini e donne. Infi ne, il fattore culturale. Se chiediamo a un italiano: “Se c’è scarsità di lavoro, è più opportuno che sia l’uomo o la donna a lavorare?” La risposta sarà, in percentuale maggiore che in altri paesi: “L’uomo”». Yes, we can! Anche se i numeri non sono confortanti, le numerose iniziative messe in campo per rafforzare il peso delle donne nella società e nell’economia ci fanno pensare che qualcosa si stia muovendo. 

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11.02.2014

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